Era un'ebrea la mamma di Leonardo? Le ultime affascinanti ipotesi di uno studioso pistoiese


PISTOIA. «Mater semper certa est» dicevano i latini, aggiungendo che il padre non poteva godere di simili certezze. Nel caso di Leonardo da Vinci, invece, il motto andrebbe capovolto: il «pater» è noto e certo, nella persona di Ser Piero da Vinci; la madre, invece, è ancora avvolta nella nebbia della storia. A diradarla, questa nebbia, si è messo da tempo il professor Mario Braschi, storico pistoiese, appassionato ricercatore e conoscitore di archivi di ogni tipo. Con le sue ultime fatiche, Braschi approda a una certezza: non era nobile il grembo che partorì Leonardo, come pure tante volte si è supposto. Il genio di Vinci nacque invece proprio da Caterina, la popolana della tradizione. Una donna, quest'ultima, che forse era una contadina del posto, forse una ex schiava ebrea russa. Nella zona di Vinci, infatti, vi sono diverse testimonianze della presenza di tale immigrazione. Quello che con grande proababilità, invece, Caterina non aveva era il blasone di nobiltà. Ma da dove era nata quest'ipotesi di mamma di sangue blu per Leonardo da Vinci? Questo bisogna capire, per rendersi conto del contributo che lo studioso pistoiese ha dato alla conoscenza della vita dell'autore della «Gioconda». Dunque, la cosa nasce nel 1540, quando l' anonimo estensore di una biografia di Leonardo scrive che questi era «per madre nato di bon sangue». Decine di studiosi, nei secoli successivi, hanno preso questa espressione come sinonimo di «sangue nobile»: e via, allora, a ipotizzare genitrici di alto lignaggio, persino una nipote del celebre papa Enea Silvio Piccolomini. Diceva la tradizione, sì, che mamma di Leonardo era Caterina: ma di questa figura ci si sbarazzava rapidamente identificandola come una sorta di paravento per la vera madre, che ovviamente non avrebbe potuto confessare il suo peccato d'amore. Ma Mario Bruschi, forte delle sue ricerche d'archivio su documenti d'epoca, distrugge questa «leggenda». E sostiene che l'espressione «bon sangue» ad altro non fa riferimento che alla natura di figlio non nato all'interno del regolare vincolo matrimoniale. Bruschi produce, per dimostrarlo, un registro di matrimoni celebrati a Vinci a metà del Cinquecento, in cLi per un paio di nomi si utilizza la qualifica di «bon figliolo», nel senso di figlio di madre ignota o quanto meno non coniugata. Come era appunto Caterina nei confronti di ser Piero. Già: ma chi era davvero Caterina? Una ebrea russa? Una popolana toscana? Bruschi continuerà a cercare di scoprirlo. Da tempo va alla ricerca della fede battesimale di Leonardo da Vinci, cioé del suo atto di nascita. Che non si trova, ma sul cui contenuto diverse sono le tracce. E queste hanno consentito a Bruschi di formulare un'altra ipotesi intrigante: Leonardo sarebbe nato ad Anchiano, piccolo centro a due passi da Vinci. Qualche indizio c'è, e non si pensi che faccia prova l'appellativo «da Vinci»: quello deriva dal fatto che era il padre, Ser Piero, ad essere di Vinci. Insomma, la ricerca è aperta, i misteri non mancano. Bruschi e altri appassionati studiosi come lui hanno ancora molto da lavorare. (f.cl.)