Assolto il bancario di Olmi Quando uccise la moglie non era capace di intendere


PISTOIA. No, non era incondizioni di intendere e divolere Gianfranco La Petina,il 25 gennaio dell'annoscorso, quando in preda adun raptus di follia uccise lamoglie Mina Solenne a coltellate.Quella mattina, comesubito si accorsero gli inquirentiche poco dopo il delittolo trovarono in casa, sedutosu un divano, tranquillocome se nulla fosse successo,era quasi inebetito. Incapacedi ricordare ciò cheaveva appena fatto, incapacedi capire cosa era accadutonella cucina della villettadi Larciano dove viveva conla moglie (originaria di Casalguidi)e i loro due bambinidi 5 e un anno e mezzo. Per questo la corte di assisedi Firenze non ha potutocondannarlo. Le perizie illustratein dibattimento dagliesperti nominati dalla procurae dalla difesa - rispettivamenteil professore Pazzaglidell'università di Firenze eil dottor Guazzelli dell'ateneopisano - non hanno lasciatospazio a dubbi. La Petinaera malato: quel giornofu vittima di un disturbo psicoticoacuto, un attimo dipazzia che lo ha trasformatoda irreprensibile funzionariodella Caripit di Olmi diQuarrata in assassino. I giudici lo hanno assoltoperché non imputabile mane hanno riconosciuto la pericolositàsociale. Perciòhanno disposto che venga ricoveratonell'ospedale psichiatricogiudiziario di MontelupoFiorentino dove dovràrestare in cura per almenocinque anni. Gli avvocati difensori RobertoUbaldi e Alberto Russohanno però annunciatoche ricorreranno in appelloperché il loro assistito - cheda mesi è agli arresti domiciliariin una clinica psichiatricadi Lucca - possa tornarein libertà. «La sua pericolositàsociale - ha spiegatol'avvocato Ubaldi - è stataesclusa sia dal nostro peritoche dal consulente della pubblicaaccusa». Il processo in corte di assiseè stato piuttosto rapido.Sono bastate due udienzeper arrivare alla sentenza.Ciò è stato possibile grazieall'accordo raggiunto tra ilpubblico ministero LucianoCostantini e gli avvocati difensori,che ha evitato allacorte di riascoltare tutti i testimoniche avevano depostodurante la fase istruttoria.Sono state solo tre le testimonianzeraccolte in aula:quelle del fratello dell'omicida,della sorella dellavittima e del medico di LaPetina a cui il giorno primadel delitto l'uomo si rivolseper farsi prescrivere degliansiolitici per curare lostress che lo tormentava.Poi, dopo l'esame delleperizie, la sentenza.

Luciano Menconi