Filosofo e fascista, polemica sulla lapide Giovanni Gentile: l'ateneo pisano cambia il testo dell'iscrizione


PISA. Cinque parole non bastano per placare la polemica.Son quelle che il Senato Accademico ha aggiunto altesto originario da affiggere sulla lapide in ricordo diGiovanni Gentile nel cortile della Sapienza a Pisa, perstemperare le critiche dei Collettivi Studenteschi e di altreassociazioni (tra cui l'Anpi e la comunità israelitica)contrari a quella «pietra». La diatriba va avanti da alcunianni, ma ora la scritta cheandrà sulla lapide è stata ufficialmentelicenziata dal SenatoAccademico e la polemica èdestinata a rinfocolarsi. Giovanni Gentile, fondatoredel cosiddetto idealismo attuale,direttore della Scuola Normaledi Pisa, ministro dellapubblica istruzione dal 1922 al1924 ed autore della riformadella scuola, uscito nel 1929 dalGran Consiglio fascista e poiaderente alla Repubblica di Salò,morto nell'aprile del 1944 aFirenze, ucciso per opera deiGruppi armati partigiani, iGap, continua a non aver paceneppure da morto. Dopo anni di discussioni sullaopportunità di dedicare unalapide al filosofo - dieci anni fail suo nome venne tolto daquella a ricordo di docenti estudenti dell'ateneo pisanomorti nell'ultima guerra - il SenatoAccademico ha deciso peril sì, ma sottolineando nel testopregi e difetti dell'uomo, invecedel leggero accenno all'adesioneal fascismo, come era inorigine. «L'Università di Pisa - si affermanel testo approvato _ ricordaqui Giovanni Gentile comesuo laureato e suo professore,profondo innovatore delpensiero filosofico italiano, intellettualee infaticabile organizzatoredi cultura sul pianonazionale e della sede universitariapisana. Sul regime autoritarioe razzista che lo ebbe consapevolesostenitore resta lacondanna della storia e del comunesentire umano». Quest'ultimo capoverso, nellasua stesura originaria, invecerecitava: «Sul regime autoritarioe razzista cui aderì restala condanna della storia e delcomune sentire umano». Quelle cinque parole («chelo ebbe consapevole sostenitore»)non hanno spostato di unmillimetro gli oppositori.Dice Giorgio Vecchiani, presidentedell'Anpi, l'associazionedei partigiani: «Il comitato eracontrario alla lapide e, in alternativa,proponemmo all'Universitàdi fare un convegno suGentile, ma se proprio lapidedoveva essere suggerimmo untesto più chiaro. Certo, mi chiedoche senso abbia una lapidedel genere, sarebbe stato piùserio un convegno». Dello stessoparere anche il sindaco di PisaPaolo Fontanelli, che aggiunge«che forse era meglionon farne di niente». Ancorapiù duri i Collettivi Studenteschi:«Come si fa a dedicareuna lapide a colui che, come direttoredella Scuola Normale,escluse le donne e introdusse ilgiuramento fascista di tutti glistudenti della Scuola?». Chi non ha dubbi in merito,invece, è Indro Montanelli che,si dichiara «schifato» dalla decisionedel Senato Accademico.«Non mi associo a questastoria _ dice _, né a chi lascrive, né alla faziosità del SenatoAccademico». Il nipote del filosofo, GiovanniGentile, titolare della Casaeditrice «Le Lettere», chiederàche quella lapide non vengamai affissa. «La famiglia nonl'ha mai chiesto _ dice _, anchein passato abbiamo espressamentedetto all'ateneo chenon ci interessava, figuriamocipoi in questi termini». «Unalapide - aggiunge - si fa percommemorare i meriti di qualcuno,non per insultarlo, l'accusadi razzismo poi è negatadalla storia. Gentile aiutò moltistudenti ebrei della Normalee questo è ampiamente documentato». Il preside della facoltà di Letteree Filosofia all'Universitàdi Pisa, Gianfranco Fioravanti,si difende: «A distanza di mezzosecolo dalla sua morte, il SenatoAccademico ha ritenutoche si potesse far memoria diGentile come docente, pensatoreed organizzatore di cultura,senza per questo dimenticarele sue responsabilità di esponentedel regime fascista. Ecomprensibile che, dentro l'Universitàe fuori di essa, nontutti si trovino d'accordo, mal'unanimità non è la condizionenecessaria di una scelta responsabile».

Marco Barabotti