G-222 abbattuto in Bosnia Aperta nuova inchiesta


PISA. La magistratura romana ha riaperto l'inchiesta sull'abbattimentodell'aereo militare italiano in Bosnia. Il G-222 della 46maaerobrigata colpito da due missili il 3 settembre del 1992, nel qualepersero la vita i quattro dell'equipaggio Marco Betti, Marco Rigliaco,Giuliano Velardi e Giuseppe Buttaglieri. Ad avviare l'indagini,dopo quelle svolte dalla magistratura militare, è stata la dottoressaD'Ortona, sostituto procuratore presso il tribunale di Roma. La decisione è stata presa sullabase delle ricerche e delle precisetestimonianze raccolte dalnostro giornale nella zona dovecadde l'aereo e anche a seguitodelle pressioni esercitate dal padredel caoequipaggio, RodolfoBetti, con una serie di denunce edi appelli,, i più recenti inviati alpresidente Scalfaro e a MassimoD'Alema. In sostanza è stato sufficientesfogliare la nostra collezione erintracciare gli articoli che raccontanola storia dell'abbattimentocon particolare riferimentoalle testimonianze raccolte aFojnica, il paese ai piedi del MonteZec dove fu abbattuto l'aereo edove fu trovata l'elica ed un motoredel G-222 issata su un palo.Fu proprio a Fojnica che cominciòad affiorare la verità su quelvile agguato al nostro aereo. Araccontarcela furono uno studentedi Tuzla Mahir Eloja e suocugino Agic Atif. Dissero chequell'elica era stata portata inquel posto e usata come un trofeodi guerra dai militari croatiche avevano lanciato i missili eche abitualmente si riunivano lasera nel bar di un loro connazionale,Miran Grusebic, poi fuggitodopo la partenza dei croati,ma da noi successivamente rintracciatoa Hercezi, un paesinosperduto nella campagna di Sarajevo. Mahir Eloja e Agic Atif riferironoanche che il bar gestito daGrusebic a Fojnica era diventatoin pratica il quartier generaledel contingente croato che all'epocadell'abbattimento controllavasaldamente le alture del monteZec. Una storia dunque precisae dettagliata confermata dallestesse parole di Miran Grusebicintervistato nella sua nuova casaa Hercezi. In quel colloquio ilbarista croato non solo ammisedi essere stato grande amico delmilitari di Zagabria, ma anchedi essere arrivato sulla cima delmonte con il suo trattore su loroprecisa autorizzazione per portarevia il pezzo di aereo. Ci disseche aveva avuto molte offerteper quel «trofeo», la più invitantefatta da un ingegnere, DrakoEles, pronto a sborsare cinquemilamarchi. Miran Grusebic ci raccontò altriparticolari, ma divenne di colpotaciturno e sospettoso, quandocominciò a capire che cercavamodi riunire i tasselli di unastoria che lui conosceva alla perfezione.Un testimone chiave, insomma,che potrebbe svelare inomi degli esecutori materialidell'attacco. Un vero crimine diguerra, visto che il nostro aereovolava in un corridoio umanitarioconcordato dalle parti inguerra e che per conto dell'Onuportava una carico di coperteper la popolazione affamata diSarajevo. Più volte Rodolfo Betti si è battutoin tutte le sedi per chiedereche queste testimonianze venisserovagliate anche dal tribunaledell'Aja che si stato occupandodei crimini di guerra perpetratinella ex Jugoslavia. Fino adora ha solo ottenuto imbarazzatisilenzi. Adesso qualcosa di nuovasembra muoversi. L'indagineavviata dalla procura romana lasciasperare.

Roberto Galli