Sita, Lazzi e Cap perdono l'appalto, saranno imprese nazionali a gestire i servizi di collegamento tra le varie città Trasporti regionali, si scatena la protesta Battuto il consorzio toscano a rischio oltre mille posti di lavoro


FIRENZE _ E' un appalto che farà discutere. Certamente ha già fatto rizzare i capelli in testa ai 430 dipendenti della Lazzi, ai 300 della Cap e ai 350 della Sita; ha scatenato polemiche e ha già provocato, nonostante l'ufficializzazione dei vincitori sia prevista nei prossimi giorni, una interrogazione al presidente del consiglio regionale firmata da Maurizio Bainconi di Allenanza Nazionale. Si tratta della gara, indetta nel maggio scorso dalla Regione, per la concessione delle linee regionali di trasporto pubblico. Un'appalto a offerta economica più vantaggiosa ma i cui criteri - secondo i sindacati di settore da giorni in rivolta - avrebbero tenuto conto esclusivamente dei costi minori rispetto a un congruo numero di chilometri. «In realtà - attacca Sergio Papalia, segretario regionale Cisl - è stata una gara al maggior ribasso».Ed è qui l'inghippo che potrebbe avere effetti devastati. La Regione in base alla legge 422 che delega all'ente la gestione del trasporto pubblico locale ha indetto l'appalto suddividendolo in dieci lotti ai quali hanno partecipato imprese nazionali e europee. Questo l'elenco delle tratte: Arezzo-Siena; Siena-Grosseto-Castiglione della Pescaia; Firenze-Siena; Prato-Firenze; Lucca-Pisa; Montecatini-Firenze; Firenze-Pistoia; Livorno-Pisa; Grosseto-Firenze; Lucca-Firenze. Il consorzio Sita-Lazzi-Cap (con l'aggiunta della Train per la tratta Firenze-Siena) ha presentato l'offerta in ogni lotto. «E pare sia stata battuta quasi sempre - continua il sindacalista - con il risultato che il servizio regionale sarà gestito da piccole imprese diverse, senza alcun coordinamento, senza la garanzia della qualità del servizio nè la sicurezza». E con il richio per i dipendenti delle società toscane di essere messi in mobilità ben presto: «Ipotesi già ampiamentie ventilata - continua Papalia - dalle nostre aziende». Alla gara hanno partecipato una serie di imprese italiane: la Conam, impresa a livello nazionale collegata alla Cna; la Micolis, impresa tarantina già impegnata nel settore dello smaltimento; La Citaf; la Amitour; la Corti; e la Rama delle quali poco si sa e si conosce. «Ma solo due di queste - aggiuge il segretario regionale Cisl - pare abbiano presentato le offerte più vataggiose». Cosa accadrà nei prossimi mesi? Il sindacato vede nero. «La Regione ha anticipato l'applicazione delle legge senza definire con le nostre organizzazioni i lotti e usando un capitolato di gara contraddittorio e anche quello non concordato». Parlano anche di regole violate («il confronto era previsto dalla normativa») e promettono che si impegneranno al massimo per ridiscutere tutto l'impianto della legge regionale. Ma certamente non finirà qui. I lavoratori della Lazzi in un comunicato hanno già proclamato lo stato di agitazione: «Siamo determinati a fare qualsiasi tipo di battaglia per arrivare a una soluzione» conclude Papalia. Per la sponda politica alla battaglia degli autoferrotranvieri viene da Allenza Nazionale che per mano di Maurizio Biaconi, aretino, ha presentato una interrogazione al presidente del consiglio regionale sollevando alcuni punti oscuri. Primo tra i quali il fatto che voci di corrodoio abbiano già fatto «filtrare» i risultati» della gara. Bianconi che prende atto «della parziale esclusione di Sita, Lazzi e Cap» chiede prima di tutto se le indiscrezioni abbiano un fondamento quindi di sapere se «la Giunta abbia preventivamente valutato i disastrosi effetti occupazionali derivanti dalla cessione delle linee regionali» e se sia stata «operata nel concorso una valutazione complessiva dell'offerta più vantaggiosa considerando fattori di qualità, garanzie, affidabilità non puramente economici finanziari». L'ultimo punto riguarda le imprese concorrenti: «Se siano state valutate le possibili caranze delle strutture e dei mezzi di alcune delle ditte ipotizzate come vincitrici del bando».

Cristina Orsini