Dal 1 gennaio scompaiono Iciap, Ilor, tassa sulla salute e altri quattro balzelli Irap, una tassa al posto di sette Per la nuova imposta regionale sulle attività la base è il 4,25%


ROMA - Si chiama Irap la nuova imposta al centro della «rivoluzione» fiscale del ministro delle Finanze, Vincenzo Visco. Il Consiglio dei ministri ha dato ieri il via libera a questa imposta «regionale» che andrà ad sostituire dal primo gennaio del prossimo anno sette diversi balzelli (i contributi sanitari, la tassa sulla salute, l'Iciap, l'Ilor, la tassa annuale sulla partita Iva, l'imposta patrimoniale, le tasse di concessione comunale) e che tra due anni sarà gestita direttamente dalle Regioni. L'aliquota base è stata fissata al 4,25 per cento (ma è al 3 per l'agricoltura ed al 5 per cento per gli intermediari finanziari) e si applicherà a circa 4 milioni di contribuenti. La dovranno pagare professionisti e artigiani, produttori agricoli, società e persone fisiche con reddito di impresa. L'imponibile - L'Irap si dovrà applicare sul valore aggiunto prodotto, al netto degli ammortamenti, dalle organizzazioni che producono beni ed erogano servizi sul territorio regionale. In questo modo, si pensa, l'elusione fiscale dovrebbe essere più difficile. Se un'impresa o una persona fisica produce redditi in più regioni, il valore aggiunto andrà ripartito avendo a parametro il costo del lavoro sostenuto per singola regione. Per le aziende di credito il criterio sono i depositi bancari, per le assicurazioni i premi incassati. L'aliquota - Si è detto che l'aliquota base è del 4,25 per cento, ma si è dovuta differenziare per due particolari settori. Per quello agricolo, che avrebbe sofferto di un aggravio eccessivo, è stata scelta un 'aliquota ridotta al 3 per cento; per il settore dell'intermediazione finanziaria, invece, è stata alzata al 5 per cento per evitare sgravi eccessivi. L'addizionale - Accompagnerà l'imposta regionale e sarà destinata alle Regioni per compensare la scomparsa dei contributi sanitari. Nei primi due anni sarà lo Stato a decidere il gradino, ma all'interno della forbice tra lo 0,5 e l'1 per cento. Fino al 2000 l'addizionale sarà raccolta all'interno delle aliquote previste. Se, ad esempio, l'aliquota per i redditi fino a 15 milioni sarà del 19 per cento, il 18,5 entrerà direttamente nelle casse dello Stato mentre il restante 0,5 per cento andrà alle Regioni. Dal 2000, invece, questo potere passerà alle singole Regioni che decideranno in base alle loro esigenze. Le Regioni dovranno dividere nei primi anni il gettito con Comuni e Province, cui verranno a mancare gli introiti dell'Iciap. Ma anche loro, dall'anno 2000, potranno stabilire proprie addizionali. Vantaggi e svantaggi - Le persone fisiche titolari di redditi di impresa non dovrebbero subire penalizzazioni. L'addizionale Irpef peserà infatti più o meno come la scomparsa dei contributi sanitari. Diverso il discorso per le imprese. Quelle con alta intensità di capitale dovrebbero guadagnarci qualcosa grazie alla scomparsa della patrimoniale. Ci perderanno quelle oberate da debiti e con passivi di bilancio. Più in generale dovrebbe penalizzare in misura sensibile i redditi alti, specie quelli di imprenditori e professionisti (che infatti sono sul piede di guerra). Ma l'Irap, secondo calcoli di associazioni di categoria, allegerirà gli adempimenti fiscali con un risparmio stimato di circa 2.500 miliardi. La scomparsa dei contributi sanitari, poi, dovrebbe far scendere di circa un punto il costo del lavoro. Agevolazioni consistenti, infine, sono previste per le imprese che operano nel mezzogiorno e che godono (fino al 2000) di un regime di fiscalizzazione degli oneri sociali, e per le nuove imprese che scelgono di produrre nelle aree depresse: avranno un dimezzamento dell'Irap fino ad un limite di 5 milioni di imposta per i primi tre anni di attività. Versamenti e sanzioni - La dichiarazione deve essere contestuale a quella sui redditi. L'acconto si paga quindi a maggio e a novembre, il saldo a maggio dell'anno successivo. Il gettito - Il gettito previsto è nell'ordine di 50mila miliardi e andrà, a regime, nelle casse delle Regioni. (a.c.)