Senza Titolo

la giornataNiccolò Carratelli / ROMA«È una corsa contro il tempo», dice Giorgia Meloni, mentre la legge di bilancio si appresta a iniziare il suo iter parlamentare alla Camera. «Ma le nostre prime misure delineano una traiettoria nitida e la crescita come priorità», assicura la premier, collegata con l'assemblea di Confindustria Veneto. Agli imprenditori spiega che le sue porte sono «sempre aperte», perché «ci servono le energie migliori e chi produce non va disturbato», visto che «il lavoro non si crea per decreto». Il presidente degli industriali, Carlo Bonomi, le dice in modo diretto che «sul cuneo fiscale serve una scelta coraggiosa, un intervento strutturale, che vada al di là di quanto fatto finora». Meloni ammette che quello inserito in manovra è un «primo segnale, anche se non sufficiente», ma ricorda che «ci siamo dati un orizzonte di legislatura per la riduzione del cuneo di 5 punti per i redditi fino a 35 mila euro». Poi rivendica le scelte fatte, a cominciare da quella sul reddito di cittadinanza: «Facciamo quel che è giusto per la Nazione, intendo assumermene le responsabilità, anche se dovesse costarmi in termini elettorali». Tra le scelte più discusse, nelle ultime ore, c'è quella di aumentare da 30 a 60 euro il tetto per l'uso del Pos, la soglia sotto la quale gli esercenti non saranno obbligati ad accettare pagamenti con carta o bancomat, senza incorrere in sanzioni. Tema delicato, quello della spinta alle transazioni elettroniche, visto l'impegno ad agevolarle è stato preso dall'Italia nell'ambito del Pnrr. E a Bruxelles potrebbero leggere la novità come un tentativo di aggirare quell'impegno. Tant'è che da Palazzo Chigi precisano che sulla questione «sono in corso interlocuzioni con la Commissione europea, dei cui esiti si terrà conto nel prosieguo dell'iter della legge di bilancio». Se non è una frenata, quantomeno è un'apertura alla revisione della norma. Che è quello che chiedono Pd e Movimento 5 stelle. «La scelta scellerata di alzare il livello minimo di contante con il Pos è un drammatico ritorno indietro - avverte il segretario dem Enrico Letta - un invito all'evasione fiscale, che avrà un terribile danno sulle entrare fiscali del Paese». Per una volta d'accordo con lui Giuseppe Conte: «Oggi altra "giornata della legalità" per il governo Meloni - ironizza il presidente M5s - Si appellano a una presunta "libertà" ma in realtà privano i cittadini della libertà di scegliere se pagare in contanti o con carta. Un passo indietro per un Paese alle prese con la digitalizzazione e la lotta all'economia sommersa». Sulle barricate anche le associazioni dei consumatori, perché l'intervento sull'uso del Pos «rappresenta un colpo di spugna che cancella di netto 8 anni di battaglie», dicono dal Codacons. È uno dei nodi della manovra che la presidente del Consiglio affronterà nella riunione con i capigruppo della maggioranza, convocata per oggi pomeriggio a Palazzo Chigi. Mentre in mattinata è previsto l'incontro con Carlo Calenda e la delegazione del Terzo polo, che per ora non si unisce alle proteste, ma intende sottoporre a Meloni la propria «contromanovra». D'altra parte, il testo che verrà esaminato dalla commissione Bilancio di Montecitorio è fino all'ultimo oggetto di ritocchi. Tra le novità, spunta un minor incasso dalla nuova tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche, appena 2, 6 miliardi, e un restringimento della platea per la proroga di Opzione Donna: meno di 3mila lavoratrici, secondo le stime potranno sfruttare l'anticipo per andare in pensione. I sindacati, in particolare Cgil e Uil, preparano la mobilitazione contro una legge di bilancio «negativa perché colpisce quelli che stanno peggio - attacca Maurizio Landini - non aumenta i salari, non combatte l'evasione fiscale, aumenta la precarietà. È una manovra per noi sbagliata che va cambiata». Ora la parola passa al Parlamento. --© RIPRODUZIONE RISERVATA