Senza Titolo

Il tempo dei sorrisi è finito. Il Grand tour di Giorgia Meloni tra le cancellerie di tutto il mondo, pieno di curiosità, abbracci e riconoscimenti, si è concluso. Adesso è arrivato - era ora - il momento di governare, di scegliere e decidere cosa fare, dove mettere i soldi - sempre troppo pochi - per aiutare chi e che cosa. Così il nuovo governo ha approvato, in tutta fretta, una Finanziaria che era già stata impostata da Mario Draghi ma ha voluto - ci mancherebbe altro - lasciare il segno, mettere qualche bandierina qua e là, mandare segnali, quasi esclusivamente ai propri elettori, dimenticando che adesso deve governare l'Italia intera.Subito dopo avere licenziato il testo, Giorgia Meloni si è fatta i complimenti da sola. «È una manovra coraggiosa, coerente e con scelte politiche» ha messo subito le mani avanti con i giornalisti, ma quando hanno iniziato a fare domande, cioè a fare il loro lavoro, si è infastidita e ha tagliato corto lamentando «volete sempre farmi la lezioncina». È vero, i giornalisti possono essere fastidiosi e petulanti, specie quando ripetono la domanda - raramente - se non arriva la risposta, ma questo è il sale della democrazia. Non a caso i giornalisti non piacciono né a Trump né a Putin, per non parlare di Erdogan. Ma in Italia non dovrebbero esserci di questi problemi. Giorgia Meloni si fa i complimenti preventivi ma molti dei suoi ministri - a partire da quello dell'Istruzione (e del Merito) che incespica sulle parole e parla di "umiliazione" nei confronti degli studenti poco "meritevoli" - a loro volta sembrano poco meritevoli. Va anche detto che il ministro dell'Istruzione e del Merito si è scusato, ha detto - come al solito - che è stato "frainteso" ma sappiamo che ha detto solo quello che si aggira nella sua testa. Del resto, anche dentro il governo, a parte il solito Salvini pochi sorridono, in particolare Silvio Berlusconi, infastidito perché ormai non lo chiama più nessuno per avvisarlo di che cosa viene fatto. E via via che passa il tempo lo chiameranno sempre meno, perché rischia di diventare irrilevante, visto che il duo Calenda e Renzi, anche se non risparmia le critiche, si prepara a dare un aiutino al governo, come hanno già fatto. Questa manovra finanziaria, "coraggiosa e coerente" secondo Meloni, però piace poco a tutti gli altri. Non piace ai sindacati perché, secondo Landini, segretario della Cgil, «colpisce i più poveri e premia gli evasori». Non piace alla Confindustria, perché secondo il presidente Bonomi «è senza visione». Non piace, naturalmente, alle variegate opposizioni.A parte le ambiguità dialoganti del Terzo polo, Conte è furibondo per la demolizione del reddito di cittadinanza: «Mostra i muscoli con gli ultimi». Letta si sforza di avere "gli occhi di tigre" e arriva a definire la manovra «improvvisata ed iniqua» ma brucia tutti sul tempo annunciando una manifestazione di protesta per il 17 dicembre, a ridosso del Natale. Vedremo chi riderà per ultimo, anche se c'è poco da ridere. --