La Sinistra chiede l'istituzione in città di una panchina rossa

Tiziana CarpinelliÈ una disperazione sotterranea. Che si nutre del silenzio, dell'isolamento, del tempo. La violenza contro le donne è ubiquitaria, transgenerazionale, trasversale al censo. Non vive solo sul piccolo schermo, nel frame cronachistico di un femminicidio (l'ennesimo). È accanto a noi, talvolta sullo stesso pianerottolo di casa. Nel 2021, 181 donne si sono rivolte al Centro antiviolenza di Ronchi dei Legionari, gestito dall'associazione Da donna a Donna. Che ha ospitato in quei mesi tre vittime adulte della violenza di genere e quattro minori in una casa-rifugio. Altre tre donne in un appartamento per la semi autonomia. Accogliendone infine, sempre l'anno scorso, sedici in strutture d'emergenza per un periodo temporaneo e ulteriori 24 minorenni. Alla luce del quadro drammatico e della prossimità al 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ricorrenza voluta dalle Nazioni Unite, si leva dagli scranni politici l'istanza di aggiungere, dopo quelle rosa, azzurra e gialla (legate alla lotta ai tumori e all'endometriosi) già istituite a Monfalcone, una panchina rossa, emblema della battaglia. Un gesto già riprodotto in altri comuni del mandamento, per sensibilizzare la popolazione su questo tema, particolarmente grave, che affligge la società. La richiesta, con mozione, è stata depositata dal gruppo della Sinistra, con i consiglieri Cristiana Morsolin e Alessandro Saullo, che sottolineano come «la violenza contro le donne, così come è stata definita dalla Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata anche dal Parlamento italiano nel 2013, è violazione dei diritti umani e discriminazione». Una vera e propria «piaga sociale, trasversale per censo, età, lavoro, livello d'istruzione e religione, per quanto riguarda gli uomini maltrattanti». Poliedrica nelle sue forme, la violenza sa essere psicologica, fisica, sessuale. Si traduce in atti persecutori e stalking, molestie, stupro, mutilazioni, percosse fino alla morte della vittima. «Le statistiche - sempre i consiglieri - dicono che è in aumento pure la molestia chiamata cat calling. Come risaputo, la violenza di genere ha le sue radici nella cultura patriarcale della nostra società, tant'è che il Piano strategico nazionale contro la violenza di genere per il triennio 2021-2023 si propone, tra le altre cose, di arrivare alla rimozione di stereotipi e atteggiamenti lesivi della dignità delle donne».Purtroppo «il nostro territorio non è estraneo» a questo fenomeno, «come riportano le cronache». Non è un caso che il Centro antiviolenza, attivo da ben 25 anni, non abbia mai deposto la sua missione, segnale di evidente e costante bisogno di supporto. Così, «valutati i numeri impressionanti, indici della necessità di intervento sul territorio, pur nella consapevolezza che non sono numeri esaustivi della piaga della violenza di genere che è ancora per lo più sommersa, come ormai affermano tutti gli studi», i consiglieri Morsolin e Saullo ritengono importante «si dia un segno chiaro e forte che la cittadinanza di Monfalcone è contro la violenza di genere», diventando «un simbolo per la lotta a questa piaga e nello stesso tempo memento per non dimenticarla». Di qui la richiesta di «posizionare una panchina rossa», tenuto conto che ne sono già state poste a Ronchi, Staranzano, San Canzian, Grado, San Michele del Carso e Gorizia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA