Quell'ultimo pasto di Oberdan ormai 140 anni fa al "Leon d'oro"

la storiaEdo Calligaris / ROMANSRicorre oggi a Romans d'Isonzo, il 140° anniversario della sosta di Guglielmo Oberdan, nello storico albergo Al Leon d'Oro, dove assieme ad un amico si concesse l'ultima fetta di salame e qualche bicchiere di vino, prima che lo arrestassero a Ronchi. Un locale, il Leon d'Oro, fondato nel lontano 1876 dai coniugi Eugenio Pauluzza e Angela Barnaba, attualmente in fase di radicale restauro, chiuso dalla fine del 2019, ma pronto a riaprire. Tornando a Oberdan, era un sabato come tanti altri quel 16 settembre, quando, passate da poco le 8, assieme a un amico, col quale aveva deciso di trasferirsi da Udine a Trieste, varcò la porta dell'osteria. I due sostarono mezz'ora, rifocillandosi con vino, prosciutto e salame, prima di ripartire per Sagrado e poi Ronchi, dove al termine di una colluttazione con l'esplosione di un colpo di pistola, Oberdan fu arrestato da Virgilio Tommasini, gendarme di Gradisca, su segnalazione del cursore comunale di Versa. Lo conferma il verbale riportato nel libro "L'affare Oberdank - Mito e realtà di un martire irredentista", di Alfred Alexander - Edizioni il Formichiere.Il verbale fu rilasciato il 21 settembre, nella podesteria di Romans (podestà era il conte Giuseppe Borisi), da Angela Barnaba del fu Francesco, di Medeuzza, 28 anni, cattolica, sposata con Domenico Pauluzza, conduttore dell'osteria. Nel verbale la donna racconta che alle 8 giunse davanti all'osteria il vetturino Giuseppe Sabbadini di Udine, assieme a due forestieri a bordo di una carretta. Sabbadini staccò il cavallo e i due entrarono in osteria per mangiare senza parlare con nessuno. Nel locale si trovava suo marito, che però subito dopo partì per Udine essendo commerciante di cavalli. «Esibita all'esaminata - si legge nel documento - la fotografia di Oberdan, l'individuo di statura più bassa che fu nel giorno 16 corrente nella di lei osteria, rassomigliava molto a quello di cui la presente fotografia». L'altro pare fosse Cornelio Picciola, ma la Pauluzza non lo riconobbe. Guglielmo Oberdan, nativo di Trieste, nel 1882 aveva 24 anni, cattolico, celibe, era soldato di fanteria e volontario da un anno dell'I.R. reggimento di fanteria barone Weber n. 22 incensurato. Il 20 ottobre, davanti all'imperial-regio tribunale della guarnigione di Trieste, fu condannato a impiccagione dalla giustizia austriaca per alto tradimento, diserzione in tempo di pace, resistenza violenta all'arresto e cospirazione, avendo confessato l'intenzione di attentare alla vita dell'imperatore Francesco Giuseppe. --© RIPRODUZIONE RISERVATA