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la culturaluigi murciano«Il Castello di Gradisca d'Isonzo ha delle potenzialità enormi. Ci lavoreremo». Il ministro della Cultura uscente, Dario Franceschini, ha suggellato con queste parole la sua visita-lampo nella cittadina isontina, terza tappa del suo viaggio in regione che ha toccato anche Villa Manin a Passariano e l'Amideria Chiozza di Ruda. Evitate accuratamente le polemiche per il suo mancato passaggio a Gorizia, sottolineato nelle ore precedenti dal sindaco Ziberna («Snobbata la Capitale europea della Cultura 2025», aveva attaccato il sindaco di centrodestra) e dedicato un pensiero alla crisi della Biblioteca Statale Isontina («vengo informato dall'onorevole Serracchiani, le soluzioni per implementare il personale ci sono»), Franceschini si è concentrato sulla Fortezza gradiscana, a metà del guado di un ambizioso progetto di recupero che gli è stato illustrato dal sindaco Tomasinsig. Con 950mila euro si era provveduto, via Demanio e Provveditorato alle Opere pubbliche e con la collaborazione di Regione e ateneo di Trieste, ad una storica riqualificazione dei camminamenti e di parte degli edifici del compendio, che ha attraversato l'epoca della Serenissima prima e quella asburgica poi, con funzioni militari e detentive. Molto rimane da fare per completare il recupero del gioiello affacciato su Isonzo e Carso. «Le prospettive di questo compendio sono interessanti, bisogna dare continuità a quanto fatto sinora» così Franceschini. Ora la pratica-Castello è ferma al passaggio in Commissione paritetica Stato-Regione, che dovrà dovrà esprimersi su un'eventuale cessione da Roma al Comune. «In questi anni sono stati fatti investimenti importanti sulla cultura - aveva affermato poco prima Franceschini a Villa Manin -. Il Paese ha messo 7 miliardi del Pnrr sui beni culturali, in percentuale più di tutti i Paesi europei. Gli investimenti in cultura portano sviluppo, occupazione e crescita. Fa piacere visitare luoghi su cui lo Stato ha investito. Non è detto che questo avvenga ancora in futuro: con un nuovo governo gli investimenti sulla cultura potrebbero non arrivare più». --