«A Zaporizhzhia centrale fuori controllo»

Rick Mave / ZaporizhzhiaAlle sei del mattino suona il telefono, il sergente del 110° battaglione di difesa territoriale ha dato il via libera per farci trascorrere una giornata con i militari al fronte, al telefono Yuri, nome di battaglia Taxi, ci dà appuntamento alle dieci all'Hotel Reikartz di Zaporizhzhia. Parla italiano con un accento marcatamente napoletano - racconta di aver vissuto sette anni a Napoli, faceva il conducente di autobus -, entrati in macchina ci presenta Andrei che è alla guida, entrambi hanno una quarantina d'anni e sono di Zaporizhzhia, amici da sempre, hanno combattuto insieme nel Donbass nel 2014. Sui sedili posteriori, incastrato tra due taniche di benzina c'è il Kalashnikov con silenziatore di Andrei, sul caricatore risalta una striscia di nastro adesivo giallo, sul calcio una striscia blu, i colori nazionali. Usciamo dalla città in direzione Est, al primo posto di blocco c'è una lapide di Putin - su di essa la data di morte risale al 24 febbraio 2022, il giorno dello scoppio della guerra -, saltiamo la fila di macchine civili, Andrei dice una parola indecifrabile al militare che si avvicina al finestrino e passiamo. In alcuni posti di blocco militari per poter proseguire si deve comunicare una parola d'ordine, che di solito cambia ogni ora ed è rigorosamente una parola in lingua ucraina. Ci raccontano che una domanda molto semplice che si fa in caso di sospetti sabotatori russi è richiedere la data di nascita - i numeri e i mesi nella lingua ucraina si pronunciano in maniera totalmente differente da quelli in lingua russa -, assicurano che è capitato più di una volta di smascherarli così. Proseguiamo, Andrei ascolta musica rock, attraversiamo immense praterie di fiori di colza e di girasole - l'Ucraina è tra i maggiori produttori mondiali dei semi da cui vengono estratti gli oli, i cui prezzi hanno registrato un rialzo senza precedenti dall'inizio della guerra -, campi sfregiati dagli ammassi di terra nera accumulata per scavare trincee. Superiamo diversi posti di blocco, notiamo che la parola d'ordine è cambiata ma non capiamo quale sia, ci dirigiamo in una zona non precisata verso il fronte di Hulyaipole. Ad aspettarci c'è il sergente Andrew, nome di battaglia Hera, che sta per eroe, racconta che la situazione oggi è relativamente tranquilla - anche se i colpi di artiglieria in entrata e in uscita si sentono con una certa frequenza -, gli uomini sono in posizione nelle trincee, in vigile attesa. Possiamo andare ma seguendo sempre lui - ci sono campi minati da evitare e zone troppo esposte dove non sostare -, i russi sono a pochi chilometri. Le trincee sono costruite al riparo sotto degli alberi in modo da non poter essere viste dai droni russi. I militari presenti ci salutano, il clima sembra essere disteso, insieme al sergente entriamo nelle trincee, sono strette e profonde, in alcuni tratti completamente buie perché coperte in modo da ripararsi dai colpi di mortaio. Ci spostiamo, andiamo verso Poltavka, zona di combattimento, riconquistata la notte prima dagli ucraini. Al posto di blocco all'entrata del paese ci fermano tre militari, ci sono droni russi che girano sull'area. Dopo una breve contrattazione dal comando ci danno la possibilità di entrare per venti minuti. Andrei guida molto velocemente per non dare punti di riferimento, segue alla lettera le indicazioni di Yuri, il luogo è deserto, distrutto: case che ancora bruciano, un hangar in fumo, un blindato BTR-80 russo abbandonato, notiamo che è marcato con delle Z ormai simbolo della propaganda di guerra russa. Arrivano dei militari in scooter ad intimarci di andare via. Tornando verso Zaporizhzhia ci fermiamo al quartier generale nella zona di Novoivanivka - una casa abbandonata dai civili ed occupata dai militari -, entriamo in una piccola cucina con le pareti scrostate, Andrei mangia due piatti di pasta seduto a un tavolino, Yuri prende delle barrette energetiche e va fuori a fumare. Mentre l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) denuncia che la centrale nucleare è «fuori controllo». L'impianto nucleare più grande d'Europa al momento è controllato dalle forze russe, ma i tecnici sono ancora ucraini sotto occupazione. Il capo dell'amministrazione filorussa della regione di Zaporizhzhia, Evgeny Balitsky, ha annunciato la disponibilità ad aprire le porte dell'impianto: «Siamo pronti a mostrare come l'esercito russo lo custodisce e come l'Ucraina utilizza le armi che riceve per attacchi alla centrale nucleare», ha scritto su Telegram. --© RIPRODUZIONE RISERVATA