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Elisa ColoniCaschetti e berretti in fila, a terra, sulla pietra rovente di piazza della Borsa, per dire che la lotta va avanti, che lo stabilimento di Bagnoli della Rosandra non può e non deve fermare la produzione, e che Wärtsilä è Trieste: sta nella sua storia e nel suo futuro. Attorno a quei berretti color terlis ieri si è riunito più di un migliaio di persone: operai della fabbrica, impiegati, qualche dirigente ma anche ex dipendenti, lavoratori dell'indotto e triestini che hanno voluto ribadire alla multinazionale finlandese che no, questa non è una "semplice" questione di conti, ma è una battaglia in difesa della dignità del lavoro e per mantenere a Trieste - dove si è sviluppato - un pezzo di industria che pesa, e che non si toglie dalla sera alla mattina come le pesche dal frigo.Istantanee da piazza della Borsa, dove ieri a partire dalle 9 si è svolto il presidio promosso da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, nel giorno in cui sono state proclamate otto ore di sciopero in tutte le sedi della multinazionale finlandese in Italia, contro la decisione del gruppo di chiudere la produzione a Trieste, mettendo a rischio 451 posti di lavoro, cui si sommano circa altrettanti nell'indotto. Il lavoro si è fermato quindi anche a Napoli, Cuneo, Taranto e Genova; qui, nel capoluogo ligure, una delegazione sindacale è salita in Regione, dove si è discusso, non senza preoccupazione, dei risvolti che la crisi triestina potrebbe avere anche altrove.Accanto ai lavoratori, i rappresentanti delle istituzioni e il sindacato, a tutti livelli, dal provinciale al nazionale, e le Rsu. Il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti non è potuto esserci perché presente ai funerali del direttore de Il Piccolo Omar Monestier a Belluno, ma ha fatto sapere che l'impegno degli Industriali continua.Tutti uniti in una mobilitazione che, tra l'altro, si ripeterà a Trieste, in versione "allargata" a inizio settembre. Sarà una manifestazione di respiro nazionale, hanno assicurato i rappresentanti sindacali, anche perché, come sottolineato pure dall'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, «questa ormai è una questione nazionale: oggi in piazza non c'è Trieste, ma c'è l'Italia alla prima vera grande prova di politica industriale. Oggi non sono in discussione solo 451 posti di lavoro, ma è in discussione la legislazione europea e italiana su delocalizzazioni, aiuti di Stato, forza degli Stati membri, diritti dei lavoratori, ruolo dei territori. Oggi in piazza c'è chi difende tutto questo in nome della Costituzione, del diritto, della crescita. Un argine alle degenerazioni del libero mercato». Oltre a Rosolen, sul palco, il sindaco Roberto Dipiazza, che ha ricordato che «la Grandi Motori era la storia della nostra città; questa è una battaglia in cui siamo tutti uniti, lavoratori, sindacati, industriali, istituzioni e possiamo cercare di ottenere un risultato», precisando che «un ruolo chiave può averlo Fincantieri, un cliente importantissimo per Wärtsilä. Continueremo la battaglia, vi saremo vicini», chiudendo con «Viva la Wärtsilä, viva voi, viva Trieste!».Sul palco si sono susseguiti gli interventi dei rappresentanti sindacali, legati da un filo rosso: «Sì al mantenimento dello stabilimento a Bagnoli, col ritiro della procedura da parte dell'azienda, no alla deindustrializzazione di Trieste». Lo hanno ribadito con forza Marco Relli, segretario provinciale Fiom, Antonio Rodà, della Uilm triestina, e Alessandro Gavagnin, omologo della Fim Cisl, che hanno sottolineato la necessità di dare corpo alle parole del ministro dello Sviluppo economico Giorgetti sul futuro del distretto del mare e della navalmeccanica, che non può non avere in Wärtsilä un soggetto chiave, centrale, in un territorio in cui le competenze sono elevatissime e non possono essere sprecate. Sulla stessa linea i rappresentanti delle Rsu, da Andrea Dellapietra della Fiom a Fabio Kanidisek della Fim Cisl, a Giacomo Viola della Uilm. Da tutti lo sprone a lottare per Trieste, perché turismo, commercio e porto non bastano: serve industria per dare un futuro strutturato a questa città. «Auspichiamo che sia a livello locale che nazionale si possa incidere. Serve un progetto serio, un impegno del Governo».