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Diego D'AmelioLa trattativa sul futuro dello stabilimento Wärtsilä di Trieste fa un salto di livello. Dopo il confronto tra il presidente Massimiliano Fedriga e i vertici italiani della multinazionale, scende in campo il governo, seppur indebolito dall'esito della crisi. Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha convocato per mercoledì il presidente e ceo di Wärtsilä Corporation Hakan Agnevall e le segreterie dei sindacati metalmeccanici. È l'apertura del tavolo di crisi coordinato dal Mise, ma la multinazionale ribadisce la fermezza sui 450 esuberi.Che il piano di confronto debba avvenire ai piani più alti lo ha confermato il presidente di Wärtsilä Italia Andrea Bochicchio quando, all'uscita dalla Regione giorni fa, ha ammesso di essere stato informato dei licenziamenti decisi a Helsinki soltanto il giorno prima dell'annuncio ufficiale. Il management italiano è stato commissariato e sarà Agnevall in persona a ribadire le proprie intenzioni al governo. La nota del Mise chiarisce che il «tavolo urgente» è convocato per mercoledì alle 15 alla presenza del ministro Giorgetti, della struttura di crisi del Mise coordinata da Luca Annibaletti, del ministro del Lavoro Andrea Orlando e del governatore Massimiliano Fedriga. Regione, sindacati e Confindustria chiedono a Wärtsilä di compiere un gesto di apertura ritirando la procedura di licenziamento collettivo prima di sedersi al tavolo. Non accadrà. L'azienda risponde alla convocazione del Mise dicendosi «lieta di ricevere questo invito» e «impegnata a collaborare con sindacati e istituzioni per individuare soluzioni a sostegno dei nostri lavoratori. Siamo consapevoli dell'impatto sui lavoratori, sulle loro famiglie e sulla comunità intera e confermiamo anche la volontà a rispettare la nuova procedura legale e a confrontarci sui possibili effetti mitigatori all'interno della procedura stessa». La procedura di licenziamento resta insomma sul tavolo, nonostante il pressing del Mise e la dura presa di posizione di Fincantieri, che minaccia di interrompere i rapporti commerciali con Wärtsilä. I finlandesi sottolineano dal canto loro che oltre 500 unità di personale rimarranno in servizio a Trieste, impegnate «negli anni a venire» (quanti non si sa) nelle attività di ricerca e sviluppo, vendita, progettazione, ufficio acquisti, assistenza e formazione. Nel comunicato sui licenziamenti emesso in lingua inglese per spiegare agli investitori internazionali la razionalizzazione in atto, la società sottolinea intanto la valenza della chiusura della produzione a Trieste e del suo trasferimento integrale a Vaasa. «Il risparmio sui costi annuali stimato - precisa l'azienda - è di circa 35 milioni di euro entro il 2025», mentre la spesa associata all'apertura del nuovo impianto di Vaasa è quantificata in «circa 130 milioni». Argomenti considerati poco convincenti dall'Università di Trieste, che ieri ha diramato una preoccupata nota per la perdita «di opportunità lavorative e di un primato nella motoristica mondiale», esprimendo «sentita solidarietà alle centinaia di lavoratori e di famiglie che saranno colpite da questa decisione». L'assessore al Lavoro Alessia Rosolen evidenzia come «la convocazione del tavolo da parte del ministro in persona è un segnale importante. Questa partita si può giocare solo a livello nazionale e internazionale». Per l'esponente della giunta Fedriga, «non stiamo difendendo una media fabbrica del territorio, ma l'intera filiera della navalmeccanica nazionale, che è una delle spine dorsali del nostro paese. L'Italia deve dimostrare l'intenzione di investire su una delle sue filiere strategiche». Dal presidio che continua all'esterno dei cancelli, il rappresentante della Rsu Andrea Dellapietra si attende «un incontro interlocutorio, perché pare difficile si possano vedere soluzioni a breve. Continuiamo a chiedere che l'azienda fermi la procedura di licenziamento». Il bilancio sulla manifestazione è positivo: per il sindacalista della Fiom Cgil, «i lavoratori di Wärtsila e delle altre aziende in crisi c'erano tutti. Mancavano i cittadini comuni, ma l'orario e le temperature non hanno aiutato». Antonio Rodà, segretario della Uilm di Trieste, richiama «l'importanza della veloce risposta del Mise nonostante le vicende del governo. Speriamo che Giorgetti riesca a far ritirare la procedura e aprire un negoziato basato su elementi industriali e non sul cappio dei 90 giorni di conto alla rovescia. Conosciamo purtroppo la determinazione delle multinazionali quando hanno preso una decisione e Wärtsilä è sempre stata un interlocutore pragmatico e poco politico». --© RIPRODUZIONE RISERVATA