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Piercarlo FiumanòWärtsilä chiude un trimestre da record con un aumento del fatturato del 24,4% a quota 1,41 miliardi di euro. Vola soprattutto il segmento Marine Power, quello che produce i sistemi di propulsione per il settore navale strategico a Trieste. La rinascita del trasporto marittimo da crociera ha contribuito a un risultato operativo che sale del 20%. Wärtsilä dunque sta correndo ma non fa marcia indietro sulla volontà di ristrutturare lo stabilimento di San Dorligo dopo la decisione di centralizzare la produzione di motori quattro tempi in Finlandia chiudendo l'attività produttiva a Trieste, con un taglio di 450 addetti su circa 970. Pressato ieri dagli analisti finanziari il Ceo Hakan Agnevall ha detto però che «l'Italia e Trieste continueranno ad essere molto importanti per Wärtsilä in molte altre aree. Ci impegniamo a lavorare a stretto contatto con i sindacati e le istituzioni per identificare diverse soluzioni di supporto per i dipendenti coinvolti». Un primo test cruciale ci sarà nel vertice di mercoledì al Mise con il ministro Giancarlo Giorgetti e il top management del gruppo finlandese. Sarà il primo confronto sulle grandi crisi industriali dopo la caduta del governo Draghi: «Siamo consapevoli dell'impatto sui lavoratori, sulle loro famiglie e sulla comunità intera e confermiamo la volontà a confrontarci», ha ribadito ieri Wärtsilä in una nota diffusa a Trieste.Agnevall ha affermato che la fine della produzione a Trieste è stata ritenuta necessaria «a causa di una sovraccapacità produttiva in Europa» che ha imposto il ritorno in Finlandia. Un disegno industriale e strategico che ruota sul nuovo centro tecnologico che il gruppo sta realizzando a Vaasa e non, si sottolinea, una delocalizzazione spinta. Lo scenario macroeconomico per il colosso dei motori finlandese resta cupo come ovunque: «Il secondo trimestre del 2022 è stato caratterizzato dall'incertezza nel contesto economico globale sullo sviluppo economico». Il Ceo ha ricordato i vari cigni neri sui mercati: le sanzioni alla Russia e la crisi energetica, i colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento, l'inflazione dei costi e i blocchi legati alla pandemia in Cina. Uno scenario complicato dai venti di guerra: Wärtsilä ha anche chiarito di aver completato la sua uscita dalla Russia. E così mentre la giovanissima premier finlandese Sanna Marin in questa estate rovente è stata ospite delle Colline venete Unesco in una villa palladiana, fra Trieste e Helsinki è cominciato un lungo braccio di ferro. Nella contesa potrebbero essere decisivi gli investimenti nella transizione green e digitale del colosso dei motori. Agnevall, che possiede un dottorato onorario in tecnologia, si sta giocando tutto in questa complessa operazione di riassetto del gruppo in Europa. La multinazionale finlandese, quotata a Helsinki, tra i principali costruttori di motori navali al mondo con un giro d'affari di circa 4,8 miliardi, ha presentato conti molto buoni dove Trieste come accade da anni fornisce un contributo fondamentale. Nella visione di Wärtsilä l'ecosistema industriale triestino, che storicamente produce prodotti grandi motori navali soprattutto per colossi come Fincantieri, dovrà riconvertirsi su ricerca & sviluppo, vendita, project management, sourcing, assistenza e formazione. Rimane la promessa che a Trieste ci saranno «futuri investimenti legati allo sviluppo della tecnologia per combustibili sostenibili». Ma come e quando questo avverrà non è chiaro: «La supply chain rimarrà in gran parte immutata, compresi i nostri fornitori italiani», garantiscono a Helsinki. Il risparmio sui costi annuali totali è stimato in circa 35 milioni di euro entro il 2025: «Dobbiamo centralizzare i nostri asset produttivi in Europa per migliorare ulteriormente la nostra competitività». Rimane la promessa di «futuri investimenti legati allo sviluppo della tecnologia per combustibili sostenibili.Lo stabilimento di San Dorligo da sempre produce i motori per le navi costruite dalla Fincantieri, e la Wärtsilä inoltre è leader mondiale nella costruzione di motori a doppia alimentazione, diesel e gas naturale liquefatto, cioè esattamente quelli che devono essere montati sulle navi da crociera di ultima generazione. Nel quartier generale di Fincantieri e di un colosso della navigazione come Msc la situazione viene monitorata con attenzione. Sarebbero qualche decina i gruppi di motori che servono a Fincantieri per completare i futuri ordini. Nei contatti che ci sono stati fra Trieste e il colosso di Helsinki il nuovo Ceo è stato molto determinato: la ristrutturazione a Trieste rischia di minare alla base la collaborazione sui motori green del domani. Preoccupazione condivisa anche da parte dell'Executive Chairman della Divisione Crociere del gruppo Msc, Pierfrancesco Vago. Msc Crociere ha accelerato la corsa verso le emissioni zero, ordinando a Fincantieri due navi alimentate (anche) a idrogeno per la serie di navi Explora Journeys, brand crocieristico di lusso del gruppo che fa capo alla famiglia Aponte. I vertici di Wärtsilä, in conference call con gli analisti, sono stati più volte sollecitati sullo stato dei rapporti industriali con il colosso dei cantieri triestino. Agnevall ha ribadito che la collaborazione con il gruppo di Folgiero prosegue: «Ho grande rispetto per le decisioni che prenderà Fincantieri. I nostri obiettivi di investimento nello sviluppo delle tecnologie green restano immutati». Ma il Ceo finlandese non sembra disposto a fare marcia indietro anche di fronte all'aut aut del gruppo triestino: «Non escludiamo di poterci rivolgere anche ad altri partner tecnologici nel mondo per lo sviluppo di nuovi progetti nel campo della propulsione green a uso navale». Agnevall ha citato Paesi come Portogallo, Norveglia e Stati Uniti.--© RIPRODUZIONE RISERVATA