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La fotografiaTiziana Carpinelli«Farei quaranta danze per la pioggia se potesse servire ad averne una». È affranto, il sindaco di Doberdò del Lago Fabio Vizintin. «Guardo il nostro Carso arso dalle fiamme e penso ai danni enormi che il fuoco ha provocato, poi volgo lo sguardo ai miei vicini di Merna e Castagnevizza - dice - ed è ancora peggio: il plateau boschivo che c'era fino a qualche giorno prima lo rivedranno forse i nostri nipoti, per noi è sparito per sempre». La popolazione è uscita prostrata da questa calamità, anche se per fortuna incolume. Nessuno dei paesani ha dovuto richiedere cure mediche.Non è però il momento delle leggerezze, perché il pericolo non è del tutto cessato - «Basta un niente, un po' di vento, e il fuoco può riprendere forza», spiega Vizintin - e pertanto il sindaco richiama tutti al «rispetto delle indicazioni all'evacuazione». Corrono voci, non si sa se fondate, di persone rientrate la notte nelle case. Di certo c'è che molte famiglie si sono organizzate a turni per la sorveglianza esterna della propria abitazione, giocoforza abbandonata. Lo hanno rilevato anche i poliziotti in presidio delle frazioni sgomberate, ma la Questura conferma che «nessun atto di sciacallaggio è stato compiuto in questi giorni», come pure in Italia si è assistito per esempio durante il terremoto a L'Aquila.«Chi rientra in casa e non rispetta le direttive - sempre Vizintin - lo fa a suo rischio e pericolo. Se una persona si dovesse addormentare e la casa andare a fuoco per una ripresa dell'incendio, chi andrebbe a salvarla, sapendo che Sablici e Iamiano sono state completamente evacuate?». Ancora oggi, infatti, i residenti, più di duecento persone, sono costretti a dormire fuori dal proprio paese. Lo hanno stabilito ieri la Prefettura, che tiene il coordinamento dei soccorsi, e poi il successivo vertice con i vigili del fuoco. «Si decide giorno per giorno - spiega Vizintin -. Naturalmente le famiglie vengono all'occorrenza accompagnate sul posto per recuperare i beni di prima necessità». «Purtroppo - aggiunge - finché non muta il quadro meteorologico siamo condannati a vivere nell'incertezza, con la paura che il fuoco divampi nuovamente. In Slovenia ci sono mille unità al lavoro, con mezzi e aiuti dalla Croazia e altri Stati eppure non si riesce ad avere ragione delle fiamme. Questa estrema siccità rende la situazione sempre potenzialmente a rischio, anche se l'ultima notte è stata tranquilla e metterei la firma perché potesse proseguire così. Nelle odierne condizioni un pino brucia e alimenta il fuoco come se fosse una bomba ecologica». E a emergenza passata che farà il sindaco? «Chiederà alla Regione più risorse per Vigili del fuoco, Protezione civile e Guardia forestale, affinché vi siano più mezzi per fronteggiare disastri come questi e dispositivi di georeferenziazione per orientare i volontari provenienti da altre zone, senza dover così ricorrere a una guida», replica. Se la normalità, dunque, a Doberdò del Lago è ancora un miraggio a Monfalcone invece lentamente la vita, e soprattutto il lavoro, riprende. Fincantieri, come tutte le altre fabbriche tranne Nidec, ha riavviato la produzione. La circolazione è tornata fluida, complice la riapertura dell'A4 nel tratto del Lisert (persiste lo stop al Vallone), pure i collegamenti ferroviari sono ripresi. Ieri è stata reiterata l'ordinanza che impone l'uso di Ffp2 all'esterno. Mentre a Staranzano si è annullato il mercato del sabato.L'allarme non è cessato, ieri nel pomeriggio le lingue di fuoco si sono nuovamente allungate sui boschi isontini, divorando altri ettari di verde. Se servisse, la danza per la pioggia la balleremmo tutti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA