Storici, esuli e rimasti: coro di consensi per le parole di Milanovic sull'esodo

mauro manzinNegare la storia è negare l'uomo poiché e colui che la scrive. Ma quando questa è sporca di sangue, di crimini, di dolore, la tentazione di mutare i fattori dell'equazione esistenziale è grande, quasi a voler dimostrare la propria onnipotenza. Il problema è che i conti non tornano più, perché la storia è un giudice anche. Inappellabile. Ed è questo giudice che sta rimettendo a posto i tasselli di quel mosaico complicato e complesso, sozzo di sangue e di tragedia che ha caratterizzato la Venezia Giulia, l'Istria e la Dalmazia durante e dopo la Seconda guerra mondiale.Prima l'onestà intellettuale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del suo omologo sloveno Borut Pahor ha innescato quella storica stretta di mano davanti alla Foiba di Basovizza e al vicino monumento agli sloveni giustiziati dai fascisti. Ora l'onestà e il valore di un altro uomo che non ha mai rinnegato se stesso: Zoran Milanovic, presidente della Croazia che proprio a Pola, città simbolo dell'esodo italiano da quelle terre, ha recitato il "nostra culpa" e ha ammesso, senza mai pronunciare quel terribile crimine, che fu pulizia etnica.Gli studiosi triestini di quegli eventi non hanno dubbi: Milanovic ha scritto un'altra importante pagina di storia di queste terre. «Mi pare che in questa nostra terra di frontiera - spiega Raoul Pupo - da qualche anno a questa parte dobbiamo ringraziare i presidenti delle Repubbliche. Sono stati capaci di gesti coraggiosi e direi profetici, perché rafforzare le logiche di riconciliazione in aree che hanno sperimentato duramente divisioni e contrasti, è la miglior risposta all'esplosione di conflitti in altre terre di frontiera».«È una presa d'atto importante - sostiene Roberto Spazzali - un'apertura ai fatti della storia che non erano mai stati riconosciuti a livello istituzionale così elevato». «Mi auguro che questo possa riaprire i lavori di quella commissione storica italo-croata che era stata bocciata molti anni fa». «La città di Pola, poi, in particolare - precisa Spazzali - fino all'ultimo continuò a essere una città italiana, tanto è vero che nel 1947, dopo il Trattato di Parigi, al passaggio delle consegne, Roma "diede" Pola agli anglo-americani che a loro volta la consegnarono alla Jugoslavia, proprio per evitare il disonore di cederla a Tito».Oggi parlare di queste cose è normale, ma qualche decennio fa era meglio non toccare certe corde visto che anche i libri di storia italiani non ne facevano menzione e per molti connazionali le foibe erano solamente dei buchi carsici. Silenzio ipocrita che aggiungeva dolore al dolore di quegli esuli che quelle terre le lasciarono, vittime della prima pulizia etnica dell'era moderna, i cui vagoni dove viaggiavano verso l'esilio, a Bologna, furono accolti dagli sputi di chi li chiamava «traditori» perché avevano abbandonato il paradiso socialista jugoslavo. «Finalmente ammettono la storia», commenta il presidente della Federazione degli esuli Giuseppe De Vergottini «ed è ancora più significativo - aggiunge - che a farlo sia il presidente croato il quale, mi sembra, appartenga a quella famiglia politica che quei crimini a quei tempi li commise», alludendo che il capo dello Stato di Zagabria è un socialdemocratico ed ex comunista. «Quel che è fondamentale - puntualizza - è che dobbiamo stare lontani dalle ideologie, noi vogliamo soltanto che parli la storia e in questo caso la storia è molto chiara, solo che il negazionismo ha prevalso per decenni. Ora dobbiamo solo lavorare insieme nello spirito di una nuova e ritrovata fiducia nella storia».Maurizio Tremul, presidente dell'Unione Italiana, massimo rappresentante dei "rimasti" parla di «dichiarazione storica», quella di Milanovic, «da incorniciare perché è la prima volta che un capo di Stato croato riconosce in maniera così inequivocabile il dramma e il torto che è stato inflitto agli italiani nel secondo dopoguerra dai comunisti jugoslavi». «Per la Giornata del ricordo al Parlamento croato ho proposto la stessa tesi di Milanovic, ma con parole più aspre e nessuno ha battuto ciglio - puntualizza il vicepresidente del Sabor croato Furio Radin - e so di un incontro molto sottotraccia tra Milanovic e Mattarella». Parole così non si pronunciano a caso e il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza plaude al «coraggio» e all'«onestà» di Milanovic preparando quello "sposalizio sull'Adriatico" tra Trieste e i Balcani occidentali che diventa, anche inaspetattatamente, ora la pagina bianca di una nuova storia tutta ancora da scrivere. Insieme. --© RIPRODUZIONE RISERVATA