Caffè, i grandi marchi alzano i prezzi per compensare i costi nella filiera

il reportRoberta PaoliniLe crocchette per Fido, gli abiti per i bambini, le scarpe casual, la nuova lavastoviglie, ma anche la borsa dei sogni. Sarà una calda primavera di aumenti dei prezzi. E così l'incremento del costo delle materie prime e dell'energia entra sempre più nella vita delle persone. In queste settimane di bilanci e trimestrali le aziende hanno iniziato a precisare di quanto saranno questi incrementi e si tratta di aumenti che viaggiano nell'ordine dell'8/12 per cento. Il gruppo trevigiano Geox, lo scriveva Repubblica.it circa due settimane fa, lo aveva precisato nel documento di bilancio in cui nel capitolo sull'evoluzione prevedibile della gestione aveva sottolineato che l'azienda «per salvaguardare i margini e bilanciare l'incremento dei costi delle materie prime e dei trasporti, ha rivisto al rialzo il proprio listino prezzi sia per la collezione primavera-estate 2022 (circa +4% medio) che per quella autunno-inverno 2022 (circa +8% medio)».Ma prima ancora anche Nestlé, che acque minerali e snack a parte ha anche alimenti per animali (in Veneto c'è Purina) ha appunto spiegato che nei primi tre mesi del 2022 sono cresciuti in misura maggiore proprio Purina-Friskies in rialzo del 7,7%, seguiti a ruota dal +7,2% dell'acqua, mentre i rincari minori sono stati quelli dei prodotti per la salute (+2%) e dell'area dei dolci confezionati (+3%). La stessa Ovs che ha segnato un incremento molto significativo delle sue quote di mercato in Italia, con un livello record al 9,3% rispetto all'8,4% del 2020, per garantire la stessa qualità dei suoi prodotti, lo ha precisato lo stesso ad Stefano Beraldo in call con gli analisti, ha visto aumentare i suoi prezzi alla vendita dell'8% nel primo semestre 2022, precisando che potrebbero salire ancora di qualche punto nel secondo semestre, fino al 12/13%. Nel mondo del lusso l'aumento sul cartellino del prezzo si era già visto sia per i mega gruppi francesi Lvmh (Louis Vuitton, Dior, Fendi etc) e Kering (Gucci, Bottega Veneta, Saint Laurent) che per Moncler. A mantenere i prezzi inalterati è stata invece EssiLux, che pur ammettendo di subire l'inflazione al pari di chiunque altro operatore, aveva spiegato il cfo Stefano Grassi nel corso della call con gli analisti, nel primo trimestre è riuscita a gestire l'impatto inflazionistico, anche grazie alla struttura molto verticalizzata della sua filiera. Un elemento che rappresenta il modello stesso di EssilorLuxottica.Dagli occhiali agli elettrodomestici la musica ricambia di nuovo, il ceo di Electrolux Jonas Samuelson, nel suo commento all'interim report relativo al primo trimestre del 2022 ha spiegato: «Abbiamo continuato ad attuare aumenti dei prezzi di listino in tutte le regioni durante il trimestre per compensare le crescenti pressioni inflazionistiche, con un impatto cumulativo anno su anno di oltre l'8% e stiamo implementando continuamente ulteriori aumenti». Non va meglio al mondo dell'arredamento con Fantoni che ha spiegato che la situazione li ha costretti a ritoccare i prezzi per ben otto volte da inizio anno. Nemmeno una gioia per chi ama le due ruote, con Piaggio che secondo gli analisti (lo scrive Repubblica) ha ritoccato quello di scooter e moto tra il 5 e il 10%. O per chi nel post Covid è tornato a godersi un cocktail: Campari alzerà i listini in Europa tra il 10 e il 20%.Il caffè di TriesteNel settore alimentare gli aumenti investono anche la classica tazzina di caffè. Per stare dentro agli aumenti legati alla catena del caffè la tazzina al bar dovrebbe costare almeno 1,5 euro. Parola di Fabrizio Polojaz, presidente di Assocaffè Trieste: «Negli ultimi mesi è cresciuto il costo del caffè e ciò ha portato le torrefazioni ad incrementare il prezzo del prodotto tostato venduto al bar - spiega Polojaz -. Ma nella catena degli aumenti va tenuto conto di tutto ciò che serve alla filiera. Dal costo degli imballaggi come plastica, alluminio, cartone e banda stagnata, tutti prodotti che hanno subito incrementi percentuali a due cifre, agli energetici, ovvero elettricità e gas, fino al prezzo del carburante utilizzato dai mezzi per la distribuzione del prodotto. Gli stessi costi della tazzina e del piattino su cui viene servita - prosegue Polojaz - sono aumentati del 20%, mentre la bustina di zucchero (implicita per il consumatore) al barista costa di più (quotazioni dello zucchero a +30% in un anno), come pure il latte (+60%) e anche la spolveratina di cacao sul cappuccino, fatta nonostante un aumento dei prezzi del prodotto del 20%. Per non parlare dell'incremento del costo dell'elettricità, intesa in questo caso come i 3kW necessari al barista per far funzionare la macchina per l'espresso». Ecco perciò che l'aumento di 10 centesimi a tazzina registrato nell'ultimo anno in ogni tipologia di bar, da quello di periferia al caffè più prestigioso del centro, diventa poca cosa. «Il prezzo logico, razionale ed economicamente valido essere di 1,50 euro a tazzina rispetto all'attuale 1,20».(ha collaboratoLorenzo De Grassi)© RIPRODUZIONE RISERVATA