Materie prime su del 25% A rischio le grandi opere finanziate con fondi Pnrr

Diego D'AmelioI costi che si alzano del 25% rispetto alle previsioni. Le realizzazioni che rischiano di essere un quarto in meno di quelle pianificate. I progetti di sviluppo finanziati dai 200 miliardi del Pnrr italiano sono messi a repentaglio dall'aumento dei costi delle materie prime, che sta facendo salire in modo incontrollabile la spesa per le grandi opere. Vale per i lavori in svolgimento e per quelli che dovrebbero cominciare sulla spinta del Recovery Plan. In Friuli Venezia Giulia occhi puntati sul progetto Adriagateway di incremento del porto di Trieste, ma il presidente Zeno D'Agostino assicura che la dotazione da 430 milioni (un terzo di quanto riversato dal governo in regione) sarà incrementata dal ministero dei Trasporti. L'incertezza è in tutti gli ambiti: ballano i costi per la ferrovia Trieste-Mestre o per i nodi di Udine e Cervignano, mentre nel capoluogo giuliano sono esposte le ristrutturazioni dell'ospedale di Cattinara e di Porto Vecchio. L'Ance ha appena pubblicato un dossier: dice che i costi delle opere pubbliche in Italia sono lievitati del 10% nel 2021 e stanno aumentando di un altro 20% nell'anno in corso. I costruttori sottolineano che acciaio, bitume, gasolio ed elettricità «sono stati caratterizzati da aumenti di prezzo eccezionali che hanno messo fortemente a rischio i cantieri italiani». Le misure del governo sono «insufficienti». Per Ance «il banco sta per saltare: senza misure immediate il Pnrr fallisce». La conclusione amara la fornisce il vicepresidente nazionale Piero Petrucco: «Rete ferroviaria italiana ha appena rivisto i prezziari aumentandoli del 20% e dovrà farlo ancora. Parliamo di 20 miliardi di lavori nel Pnrr. È una situazione non gestibile. Non può esserci risposta diversa dal rimodulare il Pnrr, con l'esito di fare meno opere a prezzi più alti». Il presidente Massimiliano Fedriga preferisce sospendere il giudizio: «Non abbiamo ancora il film completo. La fotografia attuale vede un aumento dei prezzi che, rimanesse così, chiederebbe in effetti di aumentare le risorse o ridurre le opere. Ma io credo che si ragionerà un incremento e dico che bisogna vedere per quanto si protrarrà la situazione. Intanto dobbiamo introdurre sistemi che diano fiducia alle imprese che temono di partecipare alle gare con tariffe poi impossibili da sostenere per i rialzi. Servono prezziari mobili, che si alzino se serve ma si abbassino se la situazione migliorerà». Un alto costruttore come Marco De Eccher riconosce che gli effetti citati dal governatore già si notano: «Le gare d'appalto stanno andando deserte perché le imprese non possono sostenere questi aumenti. Il problema è di tutti gli appalti pubblici ed è gravissimo perché il mercato è fuori controllo. Vanno introdotti meccanismi di revisione dei prezzi per adeguarsi al mercato». Roma e Bruxelles devono insomma mettere mano alla borsa: «Inevitabile in periodi di inflazione come questo». Già, ma le risorse ci sono? «Domanda da un milione di dollari - riconosce De Eccher - ma oggi i lavori rischiano di fermarsi. O si spende o si bloccano e non se ne fanno altri». L'imprenditore sta cominciando in queste settimane il restauro di Cattinara: «Noi andiamo avanti, ma una soluzione dovrà essere trovata anche lì. Non puoi fare al prezzo di prima quello che oggi costa il 20-25% in più». O si alza il valore degli appalti o si sacrifica una parte dei progetti, ma D'Agostino ritiene che per il porto di Trieste non ci saranno questi dilemmi: «Parliamo di investimenti strategici e il ministero ci ha già chiesto di calcolare i possibili rincari per affrontare un aumento dei finanziamenti. Credo che lo Stato e l'Ue si disporranno a spendere di più, perché gli aumenti alla fine non saranno del 20%: le gare d'appalto si concludono sempre con un ribasso e la differenza in più vale il ragionamento epocale che si sta facendo per misure del Pnrr che daranno risultati nel tempo. I decreti che ci assegnano i fondi sono già stati approvati e non saranno toccati». Antonio Barbara è ad della Piattaforma logistica, su cui arriveranno 180 milioni del Pnrr. La pensa allo stesso modo: «Per il Pnrr sarà richiesto un budget aggiuntivo e sta all'intelligenza politica di Roma non vincolare progetti strategici al solo budget». Ma se il pubblico spende di più, toccherà anche ai privati: «Hhla Plt - spiega però il manager del gruppo di Amburgo - comincerà i lavori del Molo VIII fra due anni. Speriamo che questa situazione passi, sulla spinta di una politica economica ed energetica europea». La questione non riguarda ovviamente solo il porto. In Fvg il Pnrr vale 1,3 miliardi, di cui 151 destinati alla sanità, 130 all'edilizia residenziale, 48 all'ovovia triestina, 40 al Porto Vecchio, 90 agli snodi ferroviari di Udine e Cervignano, 26 al potenziamento delle ciclovie, 76 all'efficienza energetica delle scuole e così via. Si tratta in tutti i casi di progetti esposti all'impennata dei prezzi, cominciata con la pandemia ed esplosa a causa della guerra in Ucraina. --© RIPRODUZIONE RISERVATA