Incubo di una nuova Eaton dietro la crisi Mangiarotti

Giulio GarauAleggia l'incubo di un nuovo caso Eaton dietro alla crisi della Mangiarotti di Monfalcone alle prese con un vuoto di commesse per il 2022 ma ora dichiarato anche per il 2023 con l'annuncio di 80 esuberi su 270-280 dipendenti . I sindacati non osano nemmeno evocare nel pensiero il caso Eaton , ma le preoccupazioni per uno stabilimento come quello di Monfalcone, in mano a una multinazionale come la Westinghouse , abituata a ragionare sul massimo profitto con stile americano e ad "abbandonare" quando le cose non vanno bene, sono fortissime. Un gigante che probabilmente non ha nemmeno contezza di avere uno stabilimento di qualità a Monfalcone. E i timori dei sindacati sono fortissimi.A dimostrazione di ciò l'abbandono, poco tempo fa, dell'altro stabilimento in Fvg, a Pannellia dove il gruppo aveva detto che avrebbe concentrato tutto nell'azienda di Monfalcone. Dove fino a poco tempo fa c'erano oltre 350 dipendenti, ora ce ne sono 270 che con gli esuberi annunciati in questi giorni, 80, scenderanno sotto la soglia delle 200 persone. «Una soglia critica che rischia di non garantire la capacità produttiva per lo stabilimento - lancia l'allarme il segretario della Cgil, Thomas Casotto - una forza lavoro che non assicura la continuità della produzione». Ottanta persone, professionalità di alto livello che una volta fatte uscire sarà difficilissimo rimpiazzare se lo stabilimento resterà in piedi e se arriveranno mai altre commesse. E dire che soltanto pochi mesi fa l'azienda era stata teatro di una sfilata di istituzioni, a cominciare dal governatore Massimiliano Fedriga, con il sindaco Anna Cisint e la sottosegretaria Vannia Gava, durante la quale i dirigenti locali avevano paventato grandi prospettive di crescita con aumenti incredibili di organico (7-800 unità).Numeri che si scontrano con la realtà di oggi degli 80 esuberi dichiarati con gli accordi di solidarietà di cui parleranno oggi i sindacati di categoria con i lavoratori. «Siamo di fronte a uno scarico importante di lavoro - prosegue Casotto - che riguarda tutto il 22 e il 23. Una situazione che non può durare a lungo per un'azienda come la Mangiarotti e senza per forza fare un paragone con il caso Eaton non vorremmo si arrivasse a un punto in cui l'azienda ragioni su quanto conviene mantenere il sito di Monfalcone. Non vorremmo assistere a un nuovo scenario di tagli e riassetti. La situazione è difficile e bisogna capire che spazi di mercato vede il gruppo per Monfalcone».Grande la preoccupazione anche della Cisl. «Speriamo davvero che non diventi un secondo caso Eaton - aggiunge il segretario, Gianpiero Turus - in quel caso c'era la concorrenza dell'azienda in Polonia. nel caso della Mangiarotti ci sono diverse incertezze che riguardano il settore del nucleare e anche quello dell'oil & gas, aggravato dagli scenari di guerra. Siamo perplessi anche perchè qualche tempo fa si parlava di prospettive di crescita e 700 nuovi posti di lavoro, ora di 80 esuberi. Staremo con occhi e orecchie aperti».Come sta già facendo il sindaco Cisint . «Sto seguendo la situazione da tempo - fa sapere - il problema è ora l'assenza di commesse, un nodo rilevantissimo. E la visita istituzionale in azienda, su loro richiesta, era la dimostrazione della vicinanza delle stesse istituzioni. La volontà è trovare delle partnership con enti governativi e altre aziende per trovare sbocchi sul mercato dell'offshore. E' un'azienda molto bella con grandi professionalità importanti per Monfalcone. Siamo preoccupati ma stiamo lavorando. I governi in Italia devono prendere in mano la politica industriale e decidere di applicare un sano e minimo protezionismo come Stati Uniti, Francia e Germania». --© RIPRODUZIONE RISERVATA