Centrale A2A, occhi puntati sulla Regione

Laura BorsaniDopo che il Gruppo A2A ha confermato la cessazione dell'uso del carbone dal 2025 prospettando l'attivazione del nuovo impianto a metano dal 2024-2025, e dopo che il Comune ha impugnato il decreto di Via davanti al presidente della Repubblica, rimbalzano le posizioni pro e contro. Quella favorevole della Cgil e quelle di opposizione al gas rinnovate dal Rione Enel e Legambiente. Intanto s'attende la convocazione della Regione, nell'ambito della Conferenza dei servizi. Il segretario provinciale della Cgil, Thomas Casotto, afferma: «Attendiamo la convocazione della Regione, se ci saranno rischi sotto l'aspetto occupazionale, non staremo a guardare. Noi ci basiamo sull'accordo sindacale ormai siglato due anni fa per la riconversione del sito di A2A: mantenimento della manodopera, smaltimento dell'impianto termoelettrico a spese dell'azienda, accoglimento di nuove attività negli spazi che saranno messi a disposizione, per le fonti rinnovabili, l'economia circolare, l'utilizzo della banchina per la retroportualità. L'azienda ha dato piena apertura. Il territorio ha bisogno di investimenti imprenditoriali e con la crisi energetica, oltre al peso della burocrazia, si rischia di non andare da nessuna parte». Il sindacalista chiosa: «Se ci fosse una concreta alternativa di produzione saremmo disposti a ragionare, ma ad oggi siamo di fronte a mere ipotesi. Il progetto di A2A è concreto e attuabile. Non vorrei invece che l'azienda possa andare avanti con il carbone fino al 2025 per poi lasciare il sito com'è. Nè vorremmo che il trasferimento dei lavoratori in attesa dell'avvio del nuovo impianto a gas, possa diventare definitivo. Monfalcone perderebbe un investimento importante». Casotto dice altro: «Chiederemo un incontro ad A2A per verificare lo stato del procedimento in ordine alla riconversione e avere garanzie circa l'occupazione».La presidente del Rione Enel, Antonella Paoletti, ha apprezzato il ricorso del Comune contro il decreto di Via. E argomenta: «Non siamo contro il gas di per sè, che ovviamente rappresenta un combustibile di transizione. Ciò che riteniamo un controsenso è la realizzazione di un nuovo impianto quando è già presente a pochi chilometri da Monfalcone. Troviamo che sia scellerato non sfruttare a pieno la centrale a metano esistente. Gli esperti, infatti, sostengono che sarebbe sufficiente la piena attività degli attuali impianti in esercizio nel nostro Paese. In un momento così delicato per il pianeta e a fronte dei quasi 60 anni di convivenza in città con il sito termoelettrico, è inaccettabile una nuova centrale a gas, tutt'altro che una riconversione, peraltro con un nuovo camino più basso, che continuerebbe con emissioni e ricadute inquinanti. Per non parlare dei rumori e delle vibrazioni molto forti nelle centrali a gas. Siamo stufi di fare il capro espiatorio del business dell'energia - conclude -, ci sono altre soluzioni che possono benissimo assorbire i lavoratori, anzi, con aumento di occupazione. L'istituzione regionale lo dovrebbe tenere presente».--© RIPRODUZIONE RISERVATA