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l'intervistapiero tallandini«Trieste è un'eccellenza della portualità italiana, grazie ai rapporti commerciali con l'estero costruiti in modo strategico e alla capacità di puntare sull'intermodalità, ovvero la via da seguire per un nuovo modello sostenibile di sviluppo. Di questo parleremo nel convegno, che sarà anche l'occasione per affrontare questioni prioritarie e pressanti come sicurezza e tutela del lavoro». Così il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, anticipa i temi che caratterizzeranno il convegno organizzato per oggi dalla Uil Trasporti alla Stazione marittima: "Lo sviluppo del Paese passa dal buon lavoro e dai trasporti". A Bombardieri saranno affidate le conclusioni. Tra gli interventi previsti figurano anche quelli, tra gli altri, del governatore Massimiliano Fedriga, del presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, del viceministro delle Infrastrutture Teresa Bellanova e del segretario generale di Uil Trasporti Claudio Tarlazzi. Modererà Omar Monestier, direttore del Piccolo e del Messaggero Veneto.Il porto di Trieste ha saputo resistere all'impatto della pandemia?«Gli ultimi dati dicono che ha retto bene anche durante la fase più difficile dell'emergenza, consolidando la posizione di vertice in Italia per il traffico merci. Si tratta di un'eccellenza: per il suo dinamismo, per la capacità di mantenere rapporti strategici con l'estero e perché incarna già quella concezione di intermodalità che per noi è da seguire per uno sviluppo sostenibile: è una perfetta cerniera tra mare e terra, un modello in Italia. Non è un caso che non abbia subito contraccolpi dalla pandemia. Trieste è un esempio anche per un altro motivo: la competizione ben regolata».Che ruolo possono avere le Authority in questa fase?«Il porto non è solo scaricare e caricare. Le autorità di sistema hanno una natura pubblicistica, ma c'è una discussione in atto che punta a trasformarle in enti privatistici e non è accettabile. Il rischio sarebbe quello di trasferire la competizione sfrenata tra le grandi multinazionali nel sistema delle merci e questo ci preoccupa anche in funzione di quella che la questione più importante, la sicurezza sul lavoro. Ancora troppi gli incidenti. E chi svolge le proprie mansioni nei porti deve avere il riconoscimento del lavoro usurante. Una liberalizzazione eccessiva sacrificherebbe le tutele e i trattamenti economici dei lavoratori». L'ha sorpresa il fatto che proprio una realtà d'eccellenza come Trieste sia divenuta l'epicentro nazionale del fenomeno "no pass"?«Non mi ha stupito nel senso che, tutto sommato, questo fenomeno lo abbiamo riscontrato un po' in tutta Italia. Quello del vaccino è un tema divisivo, anche se noi siamo stati chiari da subito nel rimarcare che vaccinarsi è indispensabile. Abbiamo però anche detto che sarebbe stato necessario essere bravi a convincere più che a costringere. Mi pare comunque che Trieste abbia superato i giorni più difficili della protesta. Ora serve affrontare il tema del lavoro e dei vaccini anche a livello internazionale per risolvere le troppe discrepanze: penso ai lavoratori stranieri immunizzati con farmaci non riconosciuti nel nostro Paese o che vivono in Stati dove il vaccino di fatto è inaccessibile. Un problema che credo possa toccare da vicino in particolare una realtà multietnica e di confine come quella triestina». Cosa replica a chi, come Confindustria, ritiene inopportuno uno sciopero generale in tempi di pandemia?«In passato ci hanno criticato sostenendo che non avevamo fatto tutto il possibile su articolo 18 e Legge Fornero, ora non vogliamo che succeda di nuovo in una fase in cui si sta per ridisegnare il Paese. Infatti da una settimana siamo al centro dell'attenzione in vista del 16 dicembre, decisi a continuare a pressare il governo su istanze che non hanno avuto ancora una risposta adeguata, come l'occupazione giovanile, la limitazione dello strapotere delle multinazionali, le riforme fiscale e delle pensioni». -- © RIPRODUZIONE RISERVATA