«Patrick salvato dalle parole aspettando giustizia per Giulio»

l'intervistaGuglielmina Aureo / Genova«Per capire davvero la vicenda di Giulio bisogna ritornare al corpo, quel corpo su cui la madre vide tutto il male del mondo». Le parole di Ascanio Celestini conducono lungo un ragionamento che attraversa altre vite, altre morti e interseca la nostra storia dai campi di concentramento a Pasolini. Autore, attore, regista Celestini stasera, alle 21, sarà a Genova, al Teatro Duse per partecipare a "Fare cose insieme per Giulio", serata organizzata da Paola e Claudio Regeni e dall'avvocato Alessandra Ballerini. Lunghissima la lista dei partecipanti da Stefano Accorsi a Liliana Segre, da Luca Bizzarri a Fiorella Mannoia. In chiusura, Roberto Fico, presidente della Camera. Celestini, lei ha raccontato Giulio. «Io non seguo la storia di Giulio e della sua famiglia dal punto di vista tecnico e giuridico. Il mio compito è quello di ricontestualizzare eventi, che conosciamo attraverso la cronaca, in una narrazione umana e quotidiana. Sui giornali leggiamo cosa gli è successo, io racconto che bambino era, che studente era, che figlio era. Questo ce lo fa sentire empaticamente più vicino, allora la sua vicenda ci riguarda direttamente». Cosa l'ha colpita dei genitori? «La frase che ripete Paola "sul corpo di Giulio ho visto tutto il male del mondo". È una definizione che fa capire molto di questa storia e di altre. Penso a Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, a tanti migranti e, andando più lontano, ai deportati nei campi di concentramento. Queste storie si comprendono se torniamo a parlare dei corpi che soffrono, violati. Ognuno di noi ha un corpo, questo ci fa sentire più vicini. Così un migrante diventa un corpo da salvare, una persona. Non dimentichiamo che Giulio è stato torturato e ucciso». In casi come quello di Aldrovandi e Cucchi mostrare le foto dei corpi martoriati ha cambiato tutto. «Fu un cambiamento fondamentale, una scelta dolorosa, drammatica. Ci assumiamo la responsabilità di raccontare le storie di persone che avevano un corpo. Pensiamo alla violenza nei campi di sterminio, le persone considerate pezzi. Se si parla di un milione di Tutsi come di un milione di scarafaggi, il genocidio diventa un fatto igienico. Il corpo ci classifica come esseri umani. E si torna all'antico, ad Antigone». E l'operato dei nostri governi nel caso Regeni? «Hanno tutti la stessa responsabilità, non hanno fatto molto. A parte qualcuno che ha espresso vicinanza personale alla famiglia, come Fico. Nei confronti di Paesi che usano la violenza come strumento di governo ci sono provvedimenti importanti da prendere, dall'embargo alle interruzioni delle relazioni diplomatiche. Con l'Egitto i rapporti economici sono fiorentissimi. Non credo si possa accettare di intitolare una piazza o una via a Giulio, magari vicino all'ambasciata egiziana in Italia. Qui siamo oltre il cinismo se pensiamo di trasformare il documento in monumento. È un'operazione negazionista». Intanto Patrick Zaki è stato rilasciato, non scagionato. «Zaki è vivo proprio perché ne stiamo parlando e ne abbiamo parlato. Ma di quanti, nel silenzio, non sappiamo che fine abbiano fatto? Noi che ci occupiamo di parole dobbiamo metterci a disposizione». Un tempo gli intellettuali si esponevano e aiutavano a comprendere i fatti. Oggi? «Le cose sono molto cambiate. Le voci erano più autorevoli. Ma in generale erano in meno a parlare, non c'era la rete. Oggi guadagnarsi un'autorevolezza è più complicato». L'incontro di stasera è per chiedere ancora una volta verità e giustizia. «Dice l'avvocato Ballerini "i nostri clienti entrano nel nostro studio per avere verità e giustizia. La verità la conosceremo, la giustizia non la otterremo"». A teatro lei porta "Museo Pasolini". Si accanirono anche sul suo corpo. «Ciò che è stato fatto al corpo di Pasolini è una firma, è quello che i fascisti hanno fatto ai partigiani. Penso ad Amedeo Zamboni: 15 anni, è indicato come l'attentatore di Mussolini nel 1926. Viene massacrato sul posto. Lo riconobbero dal naso, come per Regeni. È quella violenza lì». --© RIPRODUZIONE RISERVATA