La Lega punta su Gradisca Nuova sezione, ora la sede

Luigi Murciano / GRADISCAIl Carroccio mette radici a Gradisca. È ufficiale la costituzione di una sezione comunale della Lega. L'atto di fondazione viene da una deliberazione a firma del coordinatore provinciale, Fabio Verzegnassi, che ha ottenuto il placet dagli organismi di vertice del partitoLa sezione di Gradisca sarà un riferimento non soltanto per la cittadina, ma anche per i comuni limitrofi. Tanto che la sua competenza territoriale sarà estesa anche a Villesse e, dal 2023, anche a Romans. Escludendo Gorizia, quella gradiscana è la prima sezione leghista costituita nella Destra Isonzo. «È qualcosa che avevamo in programma da tempo - dice Verzegnassi - ma che è stato reso possibile dal costante lavoro sul territorio dell'attuale gruppo consiliare, capitanato dal consigliere Massimiliano Cattarin (che della sezione sarà il referente provvisorio sino al Congresso)». La "benedizione" è venuta dal referente regionale, Marco Dreosto, e dalla sezione di Gorizia, Daniele Moschioni.Fondata la sezione, ora si apre la partita della sede. In un contesto storico in cui i partiti sembrano quasi delle specie in via d'estinzione (nella Fortezza resistono le sezioni di Pd e Rifondazione, e alcune esperienze civiche più radicate di altre), è chiaro che la Lega ambisca ad avere uno spazio fisico per la neonata sezione. «Non appena la crisi pandemica sarà più gestibile vorremmo perseguire l'obbiettivo di una sede - dice Cattarin -. L'ok del partito a una sezione comunale della Lega a Gradisca è uno splendido riconoscimento e un incentivo a continuare a lavorare per la città e il mandamento. Con quattro consiglieri comunali, 900 voti incassati alle ultime consultazioni e una trentina fra militanti e sostenitori, pensiamo di essere una forza radicata e che meriti un proprio spazio. Vedremo quali opportunità si apriranno per una sede e a riguardo vorremmo coinvolgere il Comune per capire se vi siano delle opportunità a costo agevolato o addirittura gratuito, come avviene ad esempio per altre forze politiche cittadine».Lo scenario riporta alla memoria quanto avvenuto fra il 2007 ed il 2010, quando l'allora Popolo della libertà tentò di mettere radici. Allora venne richiesta la possibilità di usufruire di uno spazio all'interno della Casa del Popolo di piazza Unità, storica "roccaforte" di partiti e sindacati di sinistra. «Dovrebbe essere la casa di tutti» si disse allora. Le polemiche furono roventi e non se ne fece nulla.La Casa del popolo sorse sotto l'imperatore Francesco Giuseppe nel 1912 in forma di Consorzio, i cui componenti appartenevano al Partito Socialista e al Sindacato delle Costruzioni. Dopo la Grande Guerra venne edificata l'attuale costruzione risalente al 1919.Nel 1927, il Pnf la adibì a Casa del Fascio e solo nel 1974, dopo una lunga causa, l'edificio divenne di proprietà del Comune, che da parte sua ha riconosciuto in una convenzione alla cooperativa Casa del Popolo (oggi associazione) il diritto d'uso gratuito del primo piano. Vi trovano casa, oltre alle locali sezioni di Pd e Rifondazione, alcune associazioni e organizzazioni sindacali. --© RIPRODUZIONE RISERVATA