Il futuro della centrale e lavoro Casotto: «Non c'è vera alternativa»

Tiziana CarpinelliSulla centrale, all'appuntamento al Kinemax di Legambiente, si sono sentite sabato diverse opinioni, ma la voce del sindacato è rimasta silente. E così, a qualche giorno di distanza, è Thomas Casotto, segretario provinciale della Cgil, a farsi vivo per esporre le perplessità sul tema della riconversione. Meglio: le preoccupazioni sulle alternative alla centrale 2.0. «Si possono esprimere tutte le considerazioni che si vogliono - esordisce -, ma il sindacato riflette su lavoro e sviluppo del territorio. E la verità è che opportunità diverse e soprattutto concrete rispetto a quella espressa dall'azienda non si vedono». Nel dettaglio Casotto spiega di non rilevare «investitori con nome e cognome che indicano precisi investimenti da collocare a Monfalcone con una serie di progetti realizzabili e tangibili». Altro punto ai suoi occhi non chiaro, la titolarità degli spazi su cui dovrebbero realizzarsi i piani B pur prospettati nel corso degli ultimi mesi, tra marina, appendici della portualità, collegamenti marittimi e ristoranti panoramici: «Se ci sono queste cose, su quali terreni si svilupperanno? Esiste forse un accordo a noi ignoto con cui A2A cede le proprie aree? O si procederà con espropri - prosegue il segretario provinciale della Cgil -? Una cornice che non è mai stata completamente dettagliata, a fronte di proposte fumose e in taluni aspetti fantasiose». Insomma, la Cgil vuole ascoltare «ragionamenti concreti, che a oggi mancano completamente». «Perché questo territorio necessita di investimenti di livello - continua - per creare occupazione di un certo profilo. Dall'altra parte, invece, abbiamo A2A che prospetta un grosso sviluppo, anche in termini di tecnologia con l'idrogeno e un centro correlato: noi sindacati siamo interessati ad ascoltare cosa ha da dire». «Perché - arringa - non vorremmo arrivare a un punto in cui non c'è più una centrale operativa, non ci sono più investimenti e non si è avuta né riconversione né benefici». Insomma, un pugno di mosche. «Il tempo passa - ancora Casotto - e come abbiamo già visto in passato le aziende non aspettano: francamente non mi pare di vedere nulla di buono negli scenari che si stanno configurando. Se A2A decide di lasciar perdere, il rischio, ed è una cosa su cui tutti siamo chiamati a riflettere, è di dover convivere nei prossimi anni con una centrale chiusa e una ciminiera mai dismessa, perché la rimozione richiede risorse sull'entità del milione e non credo che Regione e Comune pagheranno al posto di un privato, mentre i lavoratori resteranno senza salario». «Se si persevera - conclude - nella logica del "non nel mio giardino" allora mi aspetto si chiudano prima o poi tutte le aziende». Una provocazione, certo. Lascerà il segno? --© RIPRODUZIONE RISERVATA