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Giulio GarauNiente tagli o esuberi alla Nidec, lo stabilimento di Monfalcone resta «strategico» per il gruppo, e anzi diventerà protagonista di una complessa fase di riorganizzazione che ha come obiettivo l'efficienza e il miglioramento della qualità. Nonostante il forte scarico di lavoro, oltre il 50%, dovuto alla crisi congiunturale dell'Oil & Gas peggiorata anche dalla situazione schizofrenica del mercato legata alla carenza delle materie prime, non ci sarà alcun piano di ristrutturazione con annessi esuberi: chi vorrà andar via in maniera volontaria, tra i 390 dipendenti, potrà farlo ma l'azienda fermerà le professionalità che ritiene indispensabili al rilancio dello stabilimento. Nessun piano di crisi dunque come temevano i sindacati, l'azienda ieri invece ha annunciato una complessa riorganizzazione che riguarderà l'intero mondo Nidec «per creare nuove sinergie tra gli stabilimenti» ha spiegato il vice presidente di Nidec Industrial solutions, Salvatore Barra, come speravano e chiedevano gli stessi sindacati. E per "traguardare" il periodo della crisi, in vista degli effetti della riorganizzazione e dell'arrivo di nuove commesse, continuerà la cassintegrazione a rotazione (non per tutti i 390, dipenderà dai reparti e nemmeno tutti i colletti bianchi) che proseguirà, anche dopo febbraio sino a marzo in primavera. Ma c'è un altra novità rilevante che segna una svolta nella strategia industriale, i vertici con le istituzioni, Regione e Comune di Monfalcone in particolare, prima ancora del confronto con i sindacati avvenuto ieri dopo mezzogiorno. Lo staff della Nidec guidato da Barra con il direttore dello stabilimento, Francesco Secondino e la responsabile delle Risorse umane Paola Giordano, hanno chiesto al territorio e in particolare alle realtà industriali un nuovo atteggiamento "protezionistico locale" con la possibilità di favorire, con un gioco di squadra, commesse "a km zero" per sostenere la realtà monfalconese in un momento di crisi. Una richiesta che punta alla Fincantieri, alle altre realtà metalmeccaniche, al porto (nell'ottica di una futura elettrificazione delle banchine) ma anche all'A2A che avrà bisogno di motori elettrici nella riconversione della centrale termoelettrica a gas metano e a idrogeno. Nidec sta guardando al settore dell'idrogeno, dei motori marini e all'automotive. Una richiesta di responsabilità da parte del territorio pretesa da Nided che, forte di un gruppo che dà lavoro nel mondo ad oltre 6 mila dipendenti, fondata da una leggenda come Shigenobu Nagamori, ha spalle grosse per affrontare crisi congiunturali di mercato, ma non intende depotenziare o tagliare stabilimenti. «Confermiamo Monfalcone come centro di eccellenza nella produzione di motori di media/alta potenza - spiega Barra - è un unicum nel mondo Nidec. Stiamo ragionando su una riorganizzazione che metta in sinergia tutti gli stabilimenti. Monfalcone diventa una piattaforma che servirà per elevare gli standard e la qualità dei prodotti in un nuovo network dei motori rotanti con benefici in termini di prodotto e di mercato». N essun taglio o ridimensionamento, ma una nuova politica di sinergie per valorizzare Monfalcone nell'orbita Nidec aumentando la competitività e tagliando i costi di produzione. «Attualmente siamo al 50% della capacità di produzione - aggiunge Secondino - invece di produrre 50 motori al mese ne fabbrichiamo 25. La causa è dovuta alla crisi degli investimenti nel settore Oil & Gas e al fatto che abbiamo costi elevati rispetto ai nostri concorrenti anche europei che producono in paesi terzi. Dobbiamo ridurre i costi fissi e fare un ri-baricentramento dei i motori elettrici con uno sguardo anche all'automotive». Una nuova politica industriale verso il territorio sostenuta dal sindaco Anna Cisint che ieri ha fatto una riunione di quasi due ore con i vertici Nidec. «Ho chiesto precise rassicurazioni occupazionali perché non vada perduto alcun posto di lavoro - dice - ma anche per mantenere le grandi professionalità dei lavoratori monfalconesi. L'azienda chi ha chiesto di supportarla in un gioco di squadra con il territorio e e siamo disponibili. Parto subito con le richieste di incontro con gli attori utili allo sviluppo e al lavoro». Da Fincantieri a Confindustria, dall'Autorità di sistema portuale sino a Red Bull e chissà, magari anche A2A. Il sindaco ha avviato la macchina appena terminato l'incontro. Sospiro di sollievo anche dai sindacati. «L'azienda ci ha spiegato la nuova riorganizzazione, un piano che punta a rendere più efficiente e competitivo lo stabilimento - commentano al termine dell'incontro il segretario della Cgil, Thomas Casotto assieme a quello della Uil Antonio Rodà e le Rsu dello stabilimento - e dovrebbe garantire un futuro migliore. Ci hanno anche annunciato forti investimenti per la produzione dei motori che diventeranno più standard e meno customizzati, adatti al mercato globale». Punti che i sindacati spiegheranno ai lavoratori nell'assemblea di martedì prossimo. --© RIPRODUZIONE RISERVATA