Crisi delle materie prime: effetto Trieste su Electrolux

Piercarlo Fiumanò / TRIESTELa crisi delle materie prime pesa sui big dell'industria del Nordest. La direzione di Electrolux Italia di Susegana (Treviso) ha comunicato ai sindacati il possibile avvio di tre settimane di cassa integrazione (dal 4 al 26 novembre) a causa dei rallentamenti di produzione prodotti dalla congestione delle catene logistiche globali. La fabbrica dei robot di Susegana deve gestire la carenza di componenti e di microchips. Si tratta della nuova linea produttiva denominata "Genesi" che fa del sito trevigiano il più automatizzato al mondo del sistema Electrolux. Le difficoltà provengono in particolare dalla carenza di materiali come i laminati d'acciaio e l'isocianato per le schiume isolanti. Ad appesantire il quadro, come sarebbe emerso da un incontro fra la direzione e i sindacati, vi sarebbero però le criticità nella gestione della logistica al porto di Trieste. Ma hanno pesato anche difficoltà più complessive, collegate al problematico reperimento di autotrasportatori. Electrolux Italia non commenta oltre ma è indubbio che per la prima volta sul porto di Trieste si addensano timori di questo tipo. Da capire in quale misura le proteste No-Vax, che nei giorni scorsi hanno rallentato in parte la movimentazione delle merci nello scalo prima che la situazione rientrasse poi nella normalità, possono avere condizionato l'immagine della città nel mondo del business internazionale. Problemi di percezione del futuro della città che grandi gruppi industriali come Electrolux di fatto non possono non avere avvertito.Disagi anche nella sede centrale di Porcia dove la produzione ieri è stata sospesa (oltre alla prevista data dell'8 novembre) per il mancato arrivo di schede elettroniche. Già per lunedì è previsto infatti un nuovo giorno di stop, che coinvolgerà tutta la forza lavoro, un migliaio persone in tutto, che nell'occasione saranno in cassa integrazione ordinaria. La crisi dei microchip che sta creando difficoltà a molti settori produttivi in tutto il mondo, a partire da quello dell'automobile, colpisce così anche gli elettrodomestici.La nuova fabbrica di Susegana, è stata costretta a fermarsi non solo per le difficoltà logistiche per il trasporto delle merci dalla Cina ma soprattutto per rallentamenti nella logistica dei trasporti dalla Turchia dalla quale provengono gli evaporatori necessari ad alcuni modelli di frigoriferi. Francesco Parisi presidente e amministratore delegato del gruppo Parisi, socio nella Piattaforma logistica con i tedeschi di Hhla, il gruppo terminalista pubblico di Amburgo, non avverte particolari ritardi nel porto di Trieste e rileva che oggi «tutte le catene logistiche mondiali soffrono una situazione di stress a causa di congestionamenti e accumuli di merce». Dunque «anche a Trieste ci possono essere stati ritardi ma nulla -secondo Parisi- che possa essere ricondotto a problematiche più sfrutturali».Certo, se si ferma il flusso dei transiti anche solo per mezza giornata, come è accaduto durante le proteste recenti, «si crea un accumulo di ritardi». Parisi piuttosto avverte preoccupazione per l'immagine negativa degli ultimi giorni sui media internazionali di Trieste che, da sola, può avere nel tempo rovinosi riflessi negativi sull'economiapresente e futura della città. --© RIPRODUZIONE RISERVATA