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Giulio GarauLa carenza delle materie prime si fa sentire anche nell'area industriale di Monfalcone, alcune aziende che lavorano sulla componentistica di grandi gruppi europei (automotive, macchinari, elettronica) devono rallentare e mettere in cassintegrazione i lavoratori in attesa che ci sia la ripresa delle forniture, riflessi ci sono pure in porto nel traffico dell'automotive (Cetal-Gruppo Grimaldi). Ma se da un lato la ripartenza dopo la crisi Covid è molto forte con un Pil che viaggia attorno al 6%, ci sono alcune aziende dove la ripresa non si fa sentire, c'è carenza di commesse e la situazione preoccupa lavoratori e sindacati. In particolare alla Nidec che a Monfalcone occupa circa 390 lavoratori e che dopo la conclusione della mega-commessa di motori elettrici per la Russia, colpa anche del settore Oil & gas che è in difficoltà, non sembra avere in portafoglio altri ordini. Una situazione così seria che è stata letteralmente "stralciata" nel confronto di gruppo a livello nazionale di poche settimane fa e che verrà affrontata in un vertice locale ad hoc in programma il 10 novembre. Come evidenziato dalle Rsu le performances dello stabilimento monfalconese superano di poco il pareggio di bilancio raggiunto anche con gli ammortizzatori sociali, ai lavoratori è stata rinnovata la cassintegrazione ordinaria per altre 13 settimane dall'11 ottobre (finirà a metà gennaio 2022) e l'aumento delle ore di cassa ha toccato il 30%. C'è grande preoccupazione da parte del sindacato e si teme un annuncio di stato di crisi con esuberi il 10 novembre. «L'azienda ci deve spiegare a che punto siamo e soprattutto come intende procedere - spiega il segretario della Cgil di Gorizia, Thomas Casotto - per ora c'è la cassintegrazione a rotazione, non ci sono solo i lavoratori della fabbrica, ma pure gli impiegati. Sappiamo che il settore Oil & Gas è in difficoltà, ma dall'azienda per ora non è filtrato molto. La commessa russa è terminata, c'è un forte scarico di lavoro, non sembra ci siano all'orizzonte altre commesse e siamo molto preoccupati». Finora l'azienda, per smagrire gli organici, si era attrezzata con esuberi "volontari" ma ora, se non arrivano altre commesse e se non ci sono interventi per condividere con il Gruppo altri lavori sui motori elettrici la situazione si fa molto seria. «Una cosa deve essere chiara - conclude Casotto - altri esuberi, che non siano volontari, non li concorderemo e non firmeremo nulla che punti a indebolire lo stabilimento con la politica del carciofo. Non abbiamo alcune intenzione di trovarci con mezzo capannone vuoto, chiediamo ai lavoratori di stringersi tutti attorno allo stabilimento». Per la Nidec si è accesa la lampadina dell'emergenza, sugli altri fronti si attende che il mercato delle materie prime si normalizzi. C'è cassintegrazione, per questo motivo, alla MW di Ronchi dei Legionari che lavora nella componentistica elettronica, qualche problema si registra anche nella goriziana Miko (tessuti per gli interni dell'auto) che ha dovuto rallentare per la mancanza di microchip che ha bloccato la produzione delle automobili a livello mondiale.E sul fronte dello sviluppo c'è ancora una partita che deve essere chiusa, quella della riconversione della centrale termoelettrica A2A: «Penso che il progetto possa e debba andare avanti - conclude Casotto - l'iter credo prosegua. E nell'ottica di uno smantellamento del sito o lo fa il privato altrimenti il pubblico non lo farà di sicuro». --© RIPRODUZIONE RISERVATA