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Paolo Mastrolilli / romaManca poco alle otto di sera, quando Janet Yellen si concede una pausa dal G20 e viene ad un cocktail con i giornalisti al seguito della Casa Bianca. Davanti a bottiglie di Chianti, dà questo senso alla giornata: «Fra l'accordo sulla global minum tax, e quello per le tariffe su acciaio e alluminio, siamo ad una svolta per l'economia. Certamente nei rapporti tra Usa e Unione Europea, ma anche a livello mondiale». Sommando le sue parole a quelle di Biden, che vede avviata la ripresa dei colloqui nucleari con l'Iran, il risultato è un G20 che a sorpresa si rivela un successo, per il capo della Casa Bianca in picchiata nei sondaggi, ma anche per il multilateralismo, che nazionalismi e sovranismo volevano defunto.Fino alle sette di sera la novità che aveva attirato l'attenzione era stata la riunione tra Usa, Germania, Francia e Gran Bretagna per spingere l'Iran a riprendere i negoziati e resuscitare l'accordo nucleare. La Casa Bianca aveva avvertito di non aspettarsi «deliverables», progressi concreti, ma solo una "road map" per arrivarci. Infatti il comunicato congiunto aveva avvertito Teheran che la finestra per rilanciare l'intesa si sta chiudendo, a causa della sua corsa all'arricchimento dell'uranio. La preoccupazione dei Paesi spettatori era tale, che secondo il Financial Times hanno chiesto a Washington di non cambiare la postura strategica nucleare, nel timore che volesse annunciare la rinuncia ad usare per prima l'arma atomica, scatenando le ambizioni di Cina, Russia, Corea del Nord, Iran, e chiunque volesse sfidare i precari equilibri globali. Però qualche giorno fa il capo negoziatore Ali Bagheri aveva detto che Teheran è pronta a tornare al tavolo di Vienna entro fine novembre, e questo ha spinto Biden a dire che «la ripresa dei colloqui è già in programma». Perciò i quattro alleati hanno affermato di «essere convinti che sia possibile raggiungere rapidamente e applicare un'intesa sul ritorno al pieno rispetto» del Jcpoa abbandonato da Trump. Poco dopo, però, la Casa Bianca ha fatto sapere che un vip sarebbe venuto al cocktail con i giornalisti. Prima ancora di scoprire chi fosse, il consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan, la segretaria al Commercio Raimondo e la rappresentante speciale Tai hanno tenuto un briefing, per annunciare che le tariffe imposte da Trump su acciaio e alluminio diventeranno un ricordo. Proprio a Roma, Usa e Ue hanno trovato l'accordo per seppellire i dazi che Donald aveva imposto per guadagnare voti nella Rust Belt, invocando l'articolo 232, ossia accusando l'Europa di mettere a rischio la sicurezza nazionale americana con le esportazioni di metalli. Bruxelles aveva risposto con ritorsioni e tutto questo, unito alla disputa sulle sovvenzioni statali per i produttori di aerei Airbus e Boeing, aveva portato l'Atlantico sull'orlo della guerra commerciale. Epperò ad un mese dalla scadenza del primo dicembre, quando la Ue minacciava di far salire al 50% le sue tariffe, si è trovata l'intesa. I dazi cadono, per una quota di acciaio e alluminio europeo che potrà essere esportata negli Usa, a patto che non venga prodotta con materiali cinesi. Perché la trovata di Pechino per arginare gli ostacoli americani era questa: vendere i suoi metalli sottocosto alla Ue, che poi li usava per realizzare beni più costosi da rivendere in America. Ora l'imbroglio finirà, e in più Washington e Bruxelles si impegneranno a rispettare regole sulla "carbon intensity", ossia realizzare acciaio e alluminio con energia pulita riducendo le emissioni. Così con una fava prenderanno tre piccioni: fine delle tariffe, colpo alla Cina, e limiti al riscaldamento globale. Perciò Yellen fa il giro d'onore, annunciando che il multilateralismo non è morto, e si apre una nuova era tra Europa e Usa. --© RIPRODUZIONE RISERVATA