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Tiziana CarpinelliL'opzione contumacia non è ammessa. Di sottrarsi al giudizio, astenendosi dal comparire al dibattimento penale che la vede imputata per diffamazione, non se ne parla. E pazienza se l'udienza è fissata ai primi fuochi di campagna elettorale, nella primavera 2022. «Certo che andrò dal giudice di pace, il 17 marzo», in primis «per il rispetto che devo a me stessa», scandisce Anna Cisint nella conferenza stampa convocata ieri in municipio, mentre a cento metri dalla piazza il popolo No pass infiamma l'arena di fronte alla galleria d'arte contemporanea. E troverà dall'altra parte, persona offesa che l'ha querelata, la dottoressa Veronica Ileana Guerci, assistita dall'avvocato Riccardo Cattarini. L'incontro nell'ufficio del sindaco nasce «per dare la mia versione». E «non perché debba giustificarmi, ma per far comprendere bene alcuni ragionamenti» che hanno sotteso le azioni. È l'esordio di Cisint, pronunciato anche in diretta social. Come si è arrivati a questo punto? «Io non mi occupo solo delle competenze proprie di un sindaco», spiega riferendo che di lì a breve, per esempio, avrebbe incontrato i manifestanti. E il paragone si può estendere - lei lo fa presente - al di là dei temi del lavoro, all'escavo, alla sanità: questioni non pertinenti in senso stretto al Comune, bensì allo Stato e alla Regione, su cui tuttavia Cisint si espone abitualmente. Dando ascolto ai cittadini. Ed è quanto, a detta della prima cittadina, è avvenuto pure con il caso Guerci: nell'aver appreso il contenuto di un suo commento social ha avvertito l'esigenza del «mio educato intervento successivo». Cisint conserva ancora integra la pagina de Il Piccolo relativa al 28 dicembre 2018, quando è esplosa la vicenda del post - che legge e rilegge nella sua interezza - e la esibisce. Un commento «pubblicato anche su altri media». «Post - puntualizza - che mi è stato recapitato da molti cittadini». Va aperta una parentesi per inquadrare la situazione. Cisint è ora accusata, dai pm Laura Collini e Paolo Ancora, di aver leso la reputazione di Guerci, dirigente medico del Servizio trasfusionale del San Polo. Proprio per i fatti del 2018. Quando Guerci aveva scritto il post su Facebook contro Matteo Salvini, scatenando reazioni. All'allora ministro dell'Interno, fotografato sui social ad addentare una fetta di pane e Nutella, aveva rivolto un augurio non benevolo: «Ma che gli si otturino tutte le arterie a sto...». Cisint aveva preso posizione, inviando segnalazione via pec a varie istituzioni, tra cui Asugi, Regione e ordine dei Medici. Guerci si era ritenuta offesa, incaricando Cattarini della querela.«Domando: se mi si otturano tutte le arterie cosa mi può succedere? Un mal di pancia? Un prurito al mignolo?», incalza Cisint. Recettrice nel 2018 delle asserite segnalazioni, insorte per preoccupazioni dettate dai toni, il sindaco appunto «ha scritto una letterina». E non l'ha fatto «come difensore del ministro Salvini». Nella missiva, «cortese e garbata», ha esplicitato che «non ci si trova più di fronte all'uso dei social per esprimere un dissenso personale, ma a un'istigazione a violare il codice di deontologia medica che all'articolo 3». Dove è fissato che il «dovere del medico è la tutela della vita», senza discriminazioni. Di qui la conclusione della lettera, stando alla quale andavano «assunti tutti i chiarimenti e provvedimenti necessari a dare fiducia e serenità alla città sugli atteggiamenti e comportamenti di chi svolge funzioni delicate e rilevanti nel sistema sanitario». «Quindi - tira ora le fila Cisint - a fronte di questa lettera cortese e garbata, come faccio sempre quando rilevo possa esserci un possibile pregiudizio, sono stata querelata per dei presunti reati». Infatti è la stessa Cisint a ricordare che nella fase delle indagini preliminari era stata indagata altresì per «concussione e abuso d'ufficio», ipotesi di reato ben più pesanti, poiché nell'ipotesi astratta di una condanna implicano la sospensione dalle cariche politiche (lege Severino). Nel caso in specie però, sono stati gli stessi pm a promuovere istanza di archiviazione, avallata dal gip.Emerge tuttavia un secondo retroscena, poi chiarito anche dall'avvocato che seguirà Cisint nel dibattimento, Teresa Billiani, decisa nel sottolineare come si tratti «di un rinvio a giudizio e non di una condanna»: «Solo perché, per difendermi in quella fase di indagine - sempre il sindaco -, ho prodotto degli atti in supporto, sono stata, sulla base di quei documenti, una seconda volta querelata per diffamazione. Ma qui è già intervenuta archiviazione il 6 luglio». In definitiva «c'è un dirigente medico che ha detto delle cose in maniera chiara» e «non mi risultano procedimenti penali perché qualcuno ha augurato a qualcun altro che gli si otturino le arterie», mentre «io sono stata rinviata perché ho inviato quella letterina in modo cortese», agendo in «tema di salute» e in ragione delle «preoccupazioni» a suo dire manifestate dai cittadini che l'hanno contattata: «È in effetti, quella del post, una frase che può far immaginare delle successive preoccupazioni ed è giusto che il sindaco se ne faccia carico», sempre Cisint. Infine, rinnovando «stima e profonda fiducia» nella giustizia: «Penso di aver dimostrato quanto tengo alle persone, sono orgogliosa della grande attenzione quotidiana che riverso nella tutela dei cittadini». --© RIPRODUZIONE RISERVATA