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il retroscenaDALL'INVIATO A CARBIS BAYDallo staff italiano non si sbilanciano ma nessuno se la sente di escludere che tra le tante cose che Mario Draghi e Joe Biden hanno da dirsi, durante il bilaterale di oggi, ci sarà anche la futura guida della Nato. Scavando nella memoria recente delle relazioni tra Italia e Stati Uniti diverse fonti diplomatiche ricordano come nel 2014 sia stato Barack Obama a promettere all'allora presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano che dopo il norvegese Stoltenberg gli Stati Uniti avrebbero sostenuto la candidatura di un italiano. La scadenza è tra un anno ma tra qualche mese la sfida entrerà nel vivo. Che l'Italia abbia chance importanti è chiaro a Draghi come a Biden, vicepresidente di Obama nei giorni in cui il leader della Casa Bianca prese l'impegno con Napolitano. In questa fase le discussioni fra i leader non sono entrato nel vivo. Fonti diplomatiche assicurano che non si è nemmeno iniziato a parlare, ma il G7 può essere comunque il luogo in cui informalmente si fanno le prime mosse. Un nome che potrebbe godere di appoggi - sempre se rimarrà la scelta rituale di affidare l'Alleanza Atlantica a un ex premier - è quello di Enrico Letta. L'attuale segretario del Pd sembra avere più sponde (a Parigi, per esempio) di Matteo Renzi, anche se al momento appare impossibile che possa lasciare la guida del partito proprio alla vigilia delle elezioni nazionali. In ambienti diplomatici qualcuno azzarda il nome di Piero Fassino, mentre l'ex Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini potrebbe essere la candidata dell'Italia se gli alleati convergeranno tutti sull'opportunità di consegnare la Nato, per la prima volta nella storia, a una donna. E soprattutto se il Regno Unito, come è probabile, schiererà l'ex premier Theresa May. Non è certo se Draghi voglia sondare già oggi quanto Biden sia davvero intenzionato a dare una mano o a deludere l'inglese Boris Johnson, o se lo farà a settembre quando sarà ospite alla Casa Bianca. Ma nel bilanciamento dei favori, l'Ue ha comunque incassato l'addio ai dazi imposti dal predecessore alla Casa Bianca Donald Trump. L'accordo dovrebbe essere annunciato ufficialmente martedì, dopo il vertice Nato, e in occasione del summit a Bruxelles tra Biden e i leader europei. La pace tra Boeing e Airbus ma anche i contenziosi commerciali reciproci su acciaio e alluminio a breve saranno solo un ricordo del protezionismo dell'era Trump. Per gli americani è, ovviamente, anche un modo per assicurarsi la fedeltà dell'Europa, contro l'espansionismo commerciale cinese. I dazi saranno un capitolo del più ampio dossier economico e delle politiche espansive al centro del confronto tra Biden e Draghi assieme ad ambiente, vaccinazioni globali e, quasi certamente, la Libia. Negli ultimi anni, agli appuntamenti bilaterali tra Italia e Stati Uniti non è mai mancato un confronto sul disastrato Paese del Mediterraneo. Il governo precedente non ha mai nascosto quanto il disimpegno americano abbia messo in difficoltà gli interessi nazionali sul territorio, oggetto di spartizioni straniere, di Turchia e Russia su tutte. Draghi chiederà a Biden di ritrovare un ruolo in Nord Africa, anche per facilitare i rapporti tra i libici e l'Europa. -- i. lomb.© RIPRODUZIONE RISERVATA