Arriva il robot per le saldature «Più sicurezza e meno operai»

Tiziana CarpinelliIl robot che salda al posto dell'operaio in cantiere? Senz'altro un «passo avanti» nell'eliminazione degli infortuni, ma anche «un salto nel buio» sul fronte della tenuta occupazionale. È, in estrema sintesi, la riflessione che espone la parte sindacale davanti alla notizia che Fincantieri, in partnership con Comau, azienda specialista in automazione industriale del gruppo Stellantis, prevede entro giugno 2022 i primi test su un robot-veicolo di saldatura, composto da un operatore meccanico controllato da cervello elettronico, antropomorfo, e da un veicolo cingolato, guidato con sistema di controllo remoto. Per Anna Cisint, invece, il robot saldatore «non ruberà il lavoro a nessuno», se è vero che «a Monfalcone c'è un esubero di stranieri in virtù del fatto che il territorio non riesce a sopperire alla grande esigenza di risorse umane nelle lavorazioni, soprattutto durante i picchi di produzione». Anzi lo ritiene «un'opportunità di diversificazione per Fincantieri, fattore positivo, e di specializzazione delle maestranze».Dunque uno scatto in più nell'ottica della formazione (anche attraverso le scuole, in un percorso ormai avviato al Pertini) e di crescita della qualificazione dei dipendenti, grazie all'acquisizione ulteriore di know-how. Una svolta che favorirebbe, agli occhi del sindaco, la scommessa sul distretto industriale tecnologico, perorato a ogni tavolo. L'intesa con Stellantis riguarda inoltre altre soluzioni robotizzate per la saldatura dell'acciaio e macchinari a disposizione non solo della cantieristica, navale in questo caso, ma anche di altri settori come le costruzioni: pertanto opere infrastrutturali e speciali, ovvero strutture continue per ponti sospesi e per sistemi di sollevamento di grosse dimensioni. I test sono previsti tra un anno, nei siti Fincantieri. Ma per Thomas Casotto, segretario generale della Cgil, l'industria 4.0, la remotizzazione delle operazioni, l'applicazione e l'uso su larga scala del robot antropomorfo in sostituzione dell'uomo implicano una svolta epocale, più ampia dei confini locali. Certamente determinano «l'abbattimento dei rischi per il lavoratore», ma nello stesso tempo anche la sua precarizzazione, in considerazione dello «scenario esuberi». Un dibattito che la Confederazione ha cercato di aprire in tempi non sospetti, già una decina d'anni fa, come sottolinea Casotto, e che la politica nazionale è «chiamata a guidare»: «Innanzitutto l'automazione può giovare senz'altro alla produzione su larga scala, ma non credo possa sopperire alle lavorazioni minute e faticose, ovvero negli spazi più angusti a bordo - commenta -, dove l'apporto è in massiccia parte dato dall'appalto. Tuttavia sul fronte della sicurezza prospetta certamente situazioni più favorevoli all'operaio e da appoggiare». A un secondo piano di analisi, il ricorso alla robotizzazione comporta anche «reperimento di know-how al momento non presenti», dice. «Che ci sarà - conclude Casotto - una trasformazione del lavoro nei prossimi anni è indubbio, ma saremo preparati ad affrontarlo? La politica deve dare una risposta a questa domanda. Andrà in primis garantita la salvaguardia di ogni posto: lavorare tutti, lavorare un po' meno, come si diceva un tempo».Anche per Andrea Holjar, Rsu Uilm, «avere più automatismi significa ottenere più agevolazioni nelle mansioni del dipendente», ma «bisogna capire le ripercussioni sulla manodopera», senza trascurare che «carpenterie e saldature sono appannaggio delle ditte esterne» e che proprio sui «lavori artigianali, a differenza di quelli frutto di automazioni e grande produzione, l'azienda è meno competitiva rispetto ad altre realtà». Per questo la svolta robotica appare una trasformazione in grado di favorire la tenuta di Fincantieri nella crocieristica sul lungo termine. --© RIPRODUZIONE RISERVATA