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LUIGI DELL'OLIOSe l'unico motore fosse di tipo etico, con ogni probabilità il tema non si sarebbe sviluppato in una stagione di recessione come quella causata dalla pandemia di Coronavirus che impone di limitare gli investimenti. E invece la sostenibilità sta catalizzando una quantità tale di attenzioni e risorse economiche da far pensare a un vero e proprio cambio di paradigma nei modelli di sviluppo. Complice la convergenza di tanti interessi: quello dei legislatori, impegnati a spingere verso uno sviluppo rispettoso dell'ambiente per fronteggiare la piaga dei cambiamenti climatici; quello dei consumatori, che sempre più tendono a premiare le aziende attive sul fronte della sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale; infine quello delle stesse imprese, che attraverso queste strategie riescono a entrare nelle filiere produttive più rilevanti, e adottando regole di governo aziendale adeguate, scoprono di essere meno esposte ai rischi.Insomma, la sostenibilità fa bene al business. Secondo uno studio realizzato da Fondazione Nord Est e Bnl-Bnp Paribas su un campione di 300 imprese del Nordest, massima la trasformazione verso un modello di business completamente sostenibile non è ancora avvenuta, ma è in atto una transizione che si concretizza in un mix di investimenti in sostenibilità sociale e ambientale ormai ampiamente diffusi. L'attenzione si concentra soprattutto sugli ambiti del risparmio energetico e sulla riduzione dei consumi (iniziative di questo tipo sono state adottate da oltre il 90% delle aziende interpellate). Meno praticate le scelte più radicali, come la riprogettazione dei prodotti (55,2%). Le azioni di sostenibilità sociale sono meno diffuse rispetto al settore ambientale, ma comunque in crescita: l'80% ha affermato di adottare lo smartworking e il 50,3% adotta orari flessibili. Mentre sono molto rari i casi di azioni che guardano al benessere dei fornitori e delle comunità di riferimento. Quest'ultimo aspetto non è secondario, considerato che l'economia è sempre più strutturata in filiere, che vanno dai produttori ai venditori finali e sono ormai numerose le aziende capofila che decidono di accogliere in filiera solo le realtà economiche che condividono determinate prassi sostenibili. Chi adotta scelte sostenibili, spiega lo studio, lo fa nel 73% dei casi anche sotto la spinta dell'evoluzione normativa. Carlo Carraro, direttore scientifico della Fondazione, parla di un processo che, per quanto ai primi passi, evidenzia una rotta precisa per i prossimi anni. «La sostenibilità è un driver non solo finalizzato a entrare in nuovi segmenti di mercato, ma che permette anche guadagni di efficienza, migliora i rapporti con dipendenti e fornitori e rende più facile l'accesso al credito». Le grandi aziende sono tendenzialmente più avanzate nel campo della sostenibilità, avendo iniziato a investirvi già da diverso tempo. «Rispettare il Pianeta è etico, ma soprattutto necessario», commenta Tomaso Tommasi di Vignano, presidente esecutivo di Hera. Ricordando che questa consapevolezza derivano una serie di azioni in campo ambientale, nella dimensione socio-economica e in quella dell'innovazione. Il piano industriale al 2024 destina 600 milioni di investimenti al Triveneto, con AcegasApsAmga in particolare che punta a realizzare una piena circolarità nella gestione idrica. Un altro braccio di questa azione è la controllata Aliplast, azienda trevigiana specializzata nella gestione e valorizzazione dei rifiuti plastici, che punta su soluzioni capaci di completare e chiudere il cerchio della sostenibilità: dal ritiro e recupero dei rifiuti plastici derivanti dagli scarti e dagli sfridi di produzione, fino alla loro rigenerazione in nuovi prodotti plastici.Ci sono infine altri due aspetti da considerare. I fondi in arrivo dall'Europa per la ripresa economica sono un'occasione irripetibile per il nostro Paese, che potranno essere intercettati in buona parte da chi ha già adottato un approccio sostenibile al business. Inoltre la sostenibilità apre nuove opportunità di business, come dimostra il caso della Hbi- Human Bio Innovation, società con sedi a Quinto di Treviso e Bolzano che progetta soluzioni industriali innovative per l'implementazione dell'economia circolare. «Abbiamo brevettato una soluzione che trasforma un rifiuto come i fanghi di depurazione in materiali rinnovabili senza emissioni e impatto ambientale», racconta il cofondatore Daniele Basso. «Così facendo si abbattono i costi di smaltimento, si recuperano materiali in modo sostenibile e si produce energia pulita», aggiunge Basso. --© RIPRODUZIONE RISERVATA