Vimm "incubatore" di nuove generazioni di ricercatori

il casoSimonetta Zanetti«Il Covid ha mostrato il ruolo fondamentale della ricerca: senza la ricerca non saremmo stati in grado di ottenere un vaccino in meno di un anno». Gianpietro Semenzato, direttore scientifico pro tempore del Vimm, attinge dall'attualità per spiegare l'importanza del lavoro che l'Istituto di medicina molecolare di Padova porta avanti da 25 anni: ricerca, appunto.Una visione che ha saputo "aprirsi" al coronavirus con alcuni gruppi impegnati nello studio degli effetti collaterali dell'infezione, con lo studio dei professori Andrea Alimonti e Francesco Pagano sull'efficacia contro il virus di un farmaco utilizzato per combattere il cancro alla prostata, fino all'impiego di una trentina di ricercatori in supporto ai laboratori di analisi dell'Azienda Ospedale Università per la processazione dei tamponi nella prima fase dell'epidemia. Proprio perché, alla base della missione dell'istituto della Fondazione di ricerca biomedica avanzata «c'è una visione strategica molto evoluta, con un interscambio di scienziati che tornano dopo esperienze all'estero o che vengono qui dai loro Paesi per fare ricerca» spiega il professor Semenzato «qui si lavora in laboratori aperti, con macchinari comuni. Questo istituto è diventato un incubatore di nuove generazioni, scegliamo i migliori ricercatori con grande accuratezza». Al Vimm lavorano venti principal investigators (Pi), ai cui gruppi di lavoro afferiscono dai tre ai sette ricercatori, per un totale di oltre 150. Ogni due-tre anni il comitato scientifico internazionale si reca in visita a Padova per valutare progetti e qualità del lavoro di ricerca. «La struttura sorge in posizione strategica, punto d'incontro tra l'Azienda Ospedale Università, in cui lavorano molti dei nostri ricercatori e il polo Vallisneri» prosegue il professor Semenzato a conferma dell'apertura del Vimm tanto ai giovani quanto alle istituzioni. Cinque i filoni di ricerca portanti in ambito molecolare e cellulare: patologie muscolari e cardiovascolari, «con lo studio di nuove molecole per rallentare l'insufficienza muscolare», neuroscienze e malattie neurovegetative, malattie metaboliche e, ovviamente i tumori, con gruppi di lavoro dedicati a leucemie, linfomi, prostata e pancreas: «Sono stati il confronto con altri gruppi di ricerca e l'esperienza acquisita a contatto con biologi, chimici e patologi a permetterci di sviluppare linee di ricerca impensabili» prosegue il direttore scientifico pro tempore «la nuova tendenza per il futuro nell'ambito della ricerca traslazionale è una sempre maggiore apertura della ricerca biologica a ingegneria e informatica». Il prospetto di bilancio approvato dalla Fondazione per la ricerca biomedica avanzata lo scorso anno ha beneficiato di un aumento dei contributi sui progetti di ricerca di 1.302,575,77 euro (+42,1%), mentre i proventi delle campagne di raccolta fondi sono passati da 120.209,22 a 392.408,74 euro (+226,4%): «Il nostro obiettivo è prevenire le malattie e cercare le cure per quelle esistenti» sostiene Giustina Destro, vicepresidente della Fondazione «la drammatica esperienza che abbiamo vissuto nell'ultimo anno ha ribadito il ruolo centrale di questo tipo di ricerca e della necessità di poter contare su donatori generosi che abbiano la visione necessaria per aiutarci a crescere» prosegue «fortunatamente noi possiamo contare su partner importanti come Fondazione Cariparo, Banca Intesa e Banca Ifis, ma anche Ascom, Camera di Commercio e Upa e su imprenditori che nel tempo si sono avvicinati con partecipazione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA