Dal Re al dono di Andreotti nei 250 anni del campanile

Monica Del Mondo/ campolongo tapoglianoSono trascorsi 250 anni dall'ultimazione, nel settembre 1770, dei lavori del campanile di Campolongo al Torre, un'opera di 45 metri che racconta della fatica per racimolare il denaro, così come di re Vittorio Emanuele III che quei 102 scalini salì per osservare le operazioni sul Carso. E narra le vicende delle campane, più volte rifuse, della cuspide danneggiata dal fulmine per il cui rifacimento fu coinvolto perfino Giulio Andreotti. Ieri la chiesa di San Giorgio, per celebrare l'evento, ha ospitato la 14ª edizione della Festa dei Campanari del Goriziano, unendo la propria ricorrenza a una manifestazione che ogni anno contribuisce a mantenere viva questa preziosa tradizione. «Dopo l'inaugurazione della chiesa nel 1736 - racconta lo storico Giulio Tavian - non c'erano soldi per realizzare anche il campanile. Dovettero trascorrere vent'anni prima che ci fossero i presupposti per farlo». Nel 1755 l'arcivescovo Daniele Delfino permise di scavare le fondamenta del campanile in una parte dell'adiacente cimitero. Per la costruzione, che durò 15 anni, si utilizzò la pietra di Medea, di Farra e del ponte romano sull'Isonzo, vicino a Ronchi. In una memoria del 1771 il parroco, don Domenico Inzegnero, racconta che l'incastellatura precedente era talmente bassa che le campane erano «soggette a esser lapidate con sassi e rotte da ragazzi». Grazie alla sua testimonianza conosciamo i nomi dei capi mastri che si succedettero, tra cui quel Lorenzo Martinuzzi che operò anche nei campanili di Cervignano, Turriacco, San Pier d'Isonzo. La costruzione era completata nel 1770, ma il campanile vide l'evolversi della storia del paese, vide le piene del Torre, vide Vittorio Emanuele III salire sul campanile dopo il 24 maggio 1915 a osservare con il cannocchiale le operazioni militari. Tra le curiosità narrate da Tavian, una più recente: «Nel 1950 la cuspide del campanile fu danneggiata da un fulmine. Il parroco di allora scrisse a destra e a manca per poterla rifare. Scrisse anche alle personalità politiche dell'epoca, riuscendo a ottenere da Andreotti una donazione di 100 mila lire».Ieri si è focalizzata l'attenzione sulla storia, ma si è anche celebrata l'antica tradizione dei campanari, con una quindicina di squadre che si sono alternate per i loro concerti. Sono stati premiati i nuovi allievi delle scuole campanarie e la celebrazione della messa ha chiuso l'evento, organizzato da Parrocchia, Comune, gruppo Ana, Grigioverdi del Carso e Campanari del Goriziano. --