È tracollo sui mercati: Milano fa -11%

Una tempesta perfetta ha colpito ieri i mercati di tutto il mondo. Da Tokyo a Sidney, da Shanghai a Milano e da Londra a New York l'ondata di panico non ha risparmiato nessuno, quasi come ai tempi della Brexit, che a sua volta aveva superato il crollo delle Torri Gemelle l'11 settembre 2001, dimostrando che per le borse non c'è mai l'ultimo disastro. Piazza Affari ha lasciato sul campo oltre l'11%, bruciando 51 miliardi di euro, che in Europa diventano 608. Complici del tracollo l'emergenza coronavirus e la guerra sul prezzo del greggio, scattata venerdì scorso tra i Paesi produttori. Timori che hanno alimentato anche il mercato del debito pubblico, con lo spread tra Btp e Bund tedeschi salito fino a quota 227 punti, come nello scorso agosto, ai tempi della crisi di Governo del Papeete Beach. Un quadro più nero che mai, che ha indotto la Fed ad aumentare la liquidità temporanea a disposizione dei mercati. Una mossa che segue il taglio di mezzo punto del costo del denaro dello scorso 3 marzo, decisa per «assicurare che le riserve restino ampie e per mitigare il rischio di pressioni sul mercato monetario». Ma non è finita qui, perché Goldman Sachs prevede due nuovi tagli al costo del denaro da parte della Banca Centrale Usa nelle prossime due riunioni. Mezzo punto il 17 e 18 marzo e un altro mezzo punto in quella del 28 e 29 aprile. Una vera e propria inversione di rotta. Intanto il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani ha chiesto di «vietare immediatamente in tutte le Borse dell'Ue le vendite allo scoperto per scongiurare nuovi danni a risparmiatori, investitori e imprese. La Consob - ha aggiunto - non perda tempo e non lo perdano le altre agenzie di controllo». Un appello sottoscritto anche dal senatore della Lega e presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai. Pronta la replica di Via Martini, che ha escluso di ricorrere alla sospensione di tutte le contrattazioni di Borsa. Secondo la Commissione «non ci sono evidenze di attacchi speculativi, salvo che non si voglia attribuire a questo termine la reazione degli operatori alle incertezze sul futuro generate dagli effetti del coronavirus«. Effetti che «non sono correggibili con decisioni restrittive di Borsa, soprattutto se queste avvenissero in modo indipendente dai paesi dell'Ue». --