La Cgil rispetta il verdetto ma accusa: «Sul voto ha prevalso la logica del ricatto»

Ugo SalviniUna forte accusa, «perché è prevalsa la logica del ricatto e nessuno ha protetto i lavoratori», e una richiesta di impegno rivolta alla politica, «per rilanciare l'industria e ragionare sul sistema Trieste». Queste le posizioni espresse dalla Cgil all'indomani dell'esito del referendum in Ferriera. L'organizzazione sindacale aveva puntato tutto sul no all'accordo con Arvedi. «Ma rispetteremo, come sempre, la volontà della maggioranza - ha detto il segretario provinciale Michele Piga -. Non cambiamo comunque il giudizio sull'accordo, che consideriamo pessimo nel metodo e nel merito, soprattutto perché i lavoratori hanno scelto in un contesto non protetto, con le minacce che ci sono state da parte di Arvedi e con la decisiva presa di posizione, proprio in prossimità della consultazione, del ministro Patuanelli, che ha ipotizzato un accordo con la Foncantieri. Il tutto nel silenzio del presidente della Regione, Massimiliano Fedriga e del sindaco, Roberto Dipiazza, che non hanno speso una parola a favore dei lavoratori. Su questo fronte - ha continuato Piga - abbiamo registrato solo l'intervento di Debora Serracchiani, che non ha esitato invece a criticare il clima nel quale si è votato».Piga, accompagnato dal segretario della Fiom, Marco Relli, ha anche denunciato «l'esclusione degli interinali dal voto, che sono poi quelli che, in conseguenza dell'accordo, perderanno da subito il posto di lavoro». Piga ha poi presentato la proposta della Cgil, in sette punti: «Chiediamo al ministero dello Sviluppo economico, a Fedriga, a Dipiazza e al presidente dell'Autorità portuale, Zeno D'Agostino, di ragionare in una logica di "Sistema Trieste", per il rilancio di una nuova industria, in grado di assicurare tutti i lavoratori della Ferriera all'interno di un progetto più ampio. Faremo un'assemblea con i lavoratori della Ferriera e dell'indotto - ha continuato - per discutere del futuro dell'industria locale, partendo dalla richiesta di una soluzione dei problemi del sito inquinato, per avere la possibilità di nuovi insediamenti e auspicando che la centrale elettrica sia a disposizione di tutta la manifattura e del porto. Serve infine - ha concluso - l'applicazione del regime di Porto franco internazionale di Trieste anche per quanto riguarda la manifattura». Piga e Relli hanno voluto anche ringraziare «i lavoratori che in questo contesto hanno aiutato i colleghi a capire l'accordo». Continua a farsi sentire anche il mondo politico. «Il percorso avviato con il sì al referendum per procedere con la chiusura dell'area a caldo da inizio febbraio concilia finalmente l'esigenza di tutelare la salute dei lavoratori con le garanzie occupazionali - afferma la deputata M5s Sabrina De Carlo -. Per il Movimento 5 Stelle è una battaglia storica quella della chiusura della parte dello stabilimento che inquina maggiormente e arreca quindi il danno più grave ai cittadini, tenendo sempre e comunque conto la salvaguardia degli interessi dei lavoratori. In passato, infatti, in tanti hanno promesso una soluzione alla questione e tuttavia, da quando si é insediato Patuanelli, si va avanti concretamente per la prima volta. Proprio il ruolo centrale che ha assunto il Ministro - conclude - in questo percorso verso la decarbonizzazione e riconversione, ci fa ben sperare che si possa arrivare a una soluzione positiva quanto definitiva».Di avviso diverso Antonella Grim di Italia Viva. «Si è deciso in modo superficiale e affrettato di chiudere un'attività produttiva non per problemi industriali o economici ma per una scelta politica - osserva -. Ora bisogna farsi carico di dare un futuro a tante persone e a una città che non può vivere senza industria manifatturiera». Soddisfatto invece Giorgio Cecco di Progetto Fvg. «Ora c'è finalmente la concreta possibilità di risolvere la questione ambientale tutelando le maestranze». --© RIPRODUZIONE RISERVATA