La rabbia di Genova, allarme imprese L'A26 riapre dopo la notte di controlli

Lorenzo Crescitorino. Tutto in una notte. Dalla chiusura urgente dell'autostrada A26 tra Genova e Masone alla riapertura della stessa trascorrono poco più di dodici ore in cui si intrecciano incontri e trattative, in campo la procura di Genova, Autostrade, il ministero e le istituzioni locali in pressing. Nel mezzo, automobilisti fermati e poi sfollati (l'altra sera), altri che confidano nella riapertura e trovano la breccia quando è mattina presto, bypassando i due viadotti chiusi e viaggiando su una corsia per ogni senso di marcia. E altri ancora che non hanno che rassegnarsi a trascorrere ore in coda perché com'era facile immaginare, sulla A26 parzialmente riaperta si verificano ingorghi, e sulla A7 Milano-Genova, unica alternativa per la Liguria, visto il blocco della A6 per il crollo di un ponte, le code sono ancora più lunghe (dieci chilometri). Nel mezzo, mettiamoci pure alcuni incidenti (il più grave, con tre feriti, sulla A26 vicino Masone) e la giornata è sintetizzata così.Ma c'è l'altra partita, quella che si gioca sul filo dell'accusa e della difesa. Il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, attacca: «Rilevato un grave stato di degrado, serviva un controllo di sicurezza immediato». E Autostrade interviene, mentre il suo ad, Roberto Tomasi, si presenta al ministero delle Infrastrutture e incontra Paola De Micheli. «La società ha manifestato l'intenzione di accelerare ulteriormente il piano nazionale di interventi sulla rete», fa sapere la ministra. I controlli effettuati sui viadotti Fado Nord e Pecetti Sud, intanto, danno risposte positive e viene così riaperto il traffico. Il governatore ligure, Giovanni Toti, non si accontenta: «Per un anno e quattro mesi non si è fatto assolutamente niente: Aspi avrebbe dovuto lastricare d'oro quei viadotti perché ne aveva il tempo e le possibilità e non aspettare a muoversi quando la procura glielo ha chiesto», accusa. Il tutto mentre anche le strade provinciali liguri mostrano i segni lasciati dalle piogge incessanti dei giorni scorsi, rendendo maledettamente difficile spostarsi in auto. «E ora incombe una nuova allerta meteo», annuncia lo stesso Toti. Allerta di colore arancione dalle 8 di oggi.La politica intanto chiede interventi urgenti (i 5S rilanciano la volontà di revocare la concessione ad Autostrade), gli amministratori locali tamponano la situazione annunciando trasporti pubblici gratuiti (a Genova), i vigili del fuoco raddoppiano gli elicotteri per i soccorsi sanitari, mentre un grido d'allarme si leva dalle società che operano nel porto: «Gli scali di Genova e Savona non si sono mai trovati in una situazione così drammatica - dice il presidente dell'Autorità di sistema portuale, Paolo Emilio Signorini - Dopo il crollo del Ponte Morandi cui abbiamo reagito aprendo soluzioni gestionali e infrastrutturali, adesso in 80 ore ci siamo trovati, rispetto alle tre autostrade che legano i porti di Genova e Savona con il Nord, con due interdette e la terza, la più vecchia, a sopportare tutto il traffico del sistema portuale. Ma così è isolata non solo la Liguria, ma la pianura Padana: noi serviamo il 65 per cento del commercio extra Ue della Lombardia e l'82 per cento del Piemonte». Fa eco Gian Enzo Duci, presidente nazionale degli agenti marittimi: «Il porto di Genova - spiega - non può reggere una situazione di questo tipo per più di qualche giorno altrimenti i danni saranno incalcolabili». La perdita di traffico senza la riapertura totale della A26 rischia di oscillare «tra il 30 e il 50% delle merci movimentate in un intero mese».Soluzioni nell'immediato? A26 a mezzo servizio, il troncone sud della A6 che potrebbe riaprire a ore, a doppio senso di marcia. Ancora poco. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI