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il retroscenaTommaso FregattiMarco GrassoL'incubo peggiore, la grande paralisi, viene scongiurato in 12 ore: poco dopo le 10 Autostrade riapre una corsia della A26, allentando l'isolamento emergenziale sulla Liguria. Dopo la chiusura improvvisa imposta dalla Procura di Genova, pronta a sequestrare i viadotti Pecetti e Fado perché per i suoi consulenti sono «a rischio rovina», si ritorna a circolare su una carreggiata, mentre la società condurrà prove di carico per verificare la tenuta della struttura. Guai però a parlare di falso allarme e il procuratore Francesco Cozzi mette le cose in chiaro: «Non mi rallegro di quanto accaduto: abbiamo fatto ciò che andava fatto, cercando proprio di evitare inutili allarmismi. Non spetta a noi vigilare sulle infrastrutture, ma quando c'è un rischio di incolumità e pubblica sicurezza non ci giriamo dall'altra parte. Ora per piacere, come ha detto anche il governatore Giovanni Toti, si attui un piano che dia tranquillità a tutti i cittadini». Un avviso ai naviganti lanciato in primis ad Autostrade per l'Italia, concessionaria della rete già sotto inchiesta per il crollo del Ponte Morandi. Il messaggio è chiaro: per quanto straordinario, la magistratura potrebbe di nuovo imporre prescrizioni importanti e invasive su altri ponti a rischio. Soprattutto se, come nel caso del viadotto Pecetti, l'ultimo rapporto firmato dalla società di monitoraggio Spea, appare ai consulenti della Procura incompatibile con lo stato reale del manufatto. Il clima che ha portato alla chiusura immediata di lunedì notte è rappresentato bene dalle parole del pm Walter Cotugno, impegnato nelle indagini sui falsi report: «Autostrade per l'Italia e Spea non hanno la situazione della sicurezza dei viadotti sotto controllo». Da inizio ottobre Autostrade ha silurato Spea, società della galassia Atlantia, sostituita con l'esterna Speri. Il piano di controlloCome si è arrivati all'aut aut dei magistrati al concessionario? Il 13 settembre la gip Anna Maria Nutini dispone misure cautelari nei confronti di 2 dirigenti di Aspi e 7 fra manager e tecnici di Spea. Sono accusati di aver falsificato sistematicamente i test di sicurezza su alcuni viadotti. Il sospetto dei magistrati è che la sottovalutazione fosse «sistematica» e che, in realtà, quei rapporti siano in gran parte da rivedere. Non solo: l'input a rivedere i voti al ribasso, secondo chi indaga, sarebbe arrivato proprio da alti dirigenti Autostrade, interessati ad abbassare i costi di manutenzione. Appena due giorni dopo gli arresti, Spea pubblica un report trimestrale in cui, fra le altre cose, vi sono elementi rassicuranti sulla salute del viadotto Pecetti, fra Mele e Masone. Il ponte viene classificato a livello 40, che nella scala delle valutazioni dei rischi, indica che non sono necessari interventi urgenti. Un successivo screening del consulente della Procura innalza lo stesso rischio a 70, cioè la necessità di interventi immediati e di chiusura del tratto. «Queste valutazioni non competono a noi, ma agli ingegneri - dice Cozzi - non indicano di per sé elementi diretti su un rischio crollo, ma la priorità da dare a eventuali interventi. Nel caso del Pecetti, c'è stato segnalato un importante deterioramento delle solette e del cemento in alcuni punti dell'impalcato nella zona esterna». Sono le corsie che per ora restano chiuse al traffico e verranno riaperte solo se vi saranno risultati confortanti dai test di carico. Perquisizioni a SpeaIeri i finanzieri coordinati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco hanno di nuovao perquisito gli uffici genovesi di Spea. L'obiettivo, stavolta, sono gli elementi che riguardano l'ultima valutazione fatta sul viadotto Pecetti e sul ponte limitrofo Fado. Mentre il primo era già stato citato da alcuni indagati, che nelle intercettazioni avevano paura che non reggesse al passaggio di un carico eccezionale, il secondo è una novità per l'inchiesta. Gli inquirenti hanno anche acquisito le ultime relazioni su altri viadotti. Le verifiche potrebbero portare a una nuova svolta. Se venisse accertato che la sottovalutazione dei ponti è continuata in modo sistematico, anche in fasi avanzate di questa vicenda, chi ha firmato i report falsi potrebbe rischiare nuovi addebiti: dall'accusa di crollo (un reato di pericolo, contestabile cioè anche se l'evento non si verifica) all'attentato alla pubblica sicurezza. Otto sorvegliati specialiL'attenzione è alta verso 8 viadotti, le cui valutazioni sono molto cambiate dopo l'intensificazione delle indagini e il passaggio da Spea a Speri. Si tratta del ponte Scrivia (A7 in prossimità di Busalla, passato da 50 a 70); viadotto Coppetta (A7 tra Bolzaneto e Busalla, da 50 a 70); viadotto Bormida carreggiata Nord (A26 tra Ovada e Alessandria Sud, da 50 a 70); ponticello ad archi al km 16 (A10 tra Voltri e Arenzano, da 50 a 70); viadotto Vegnina (A26 tra Masone e Ovada, da 50 a 60); viadotto Biscione carreggiata Sud (A26 tra Masone e Ovada, da 50 a 60); sottovia Schiantapetto (A10 tra Albisola e Savona, da 50 a 60); ponte sulla Statale del Monferrato (A26 tra Alessandria Sud e Casale Monferrato, da 50 a 60). Una scala di valori che spingerebbe a considerare gli 8 viadotti a rischio crollo. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI