Dalla Croazia alla Bulgaria la corsa alla fabbrica delle auto

Stefano GiantinBELGRADO. La Turchia di Erdogan, con la sua offensiva militare in Turchia, è diventata un partner con cui è difficile pensare di fare affari senza attendersi di essere travolti da un mare di critiche. E allora i Balcani, alla perenne ricerca di carburante per lo sviluppo economico e di posti di lavoro per fermare l'emigrazione, si candidano a sostituirla. Obiettivo: conquistare un investimento da oltre un miliardo di euro.È lo scenario che si sta delineando in questi giorni nell'area balcanica, in fibrillazione dopo che Volkswagen (Vw) ha messo in standby i piani per la costruzione in Turchia di un nuovo mega-stabilimento per la produzione di automobili - 300mila all'anno, in testa Passat e Skoda Superb - che dovrebbe dare lavoro a circa quattromila tute blu, dopo un investimento tra gli 1,2 e gli 1,5 miliardi di euro. Il nuovo quadro geopolitico ha spinto Vw a congelare ogni decisione a favore di Ankara, ha specificato Wolfsburg il 15 ottobre. E la mossa non è passata inosservata nei Balcani, che già in passato avevano tentato di convincere il gigante tedesco a optare per uno degli Stati della regione, invece della Turchia.Ora dunque ci riprovano, in testa la Croazia che è «entrata nella battaglia» per aggiudicarsi l'investimento, ha scritto il quotidiano Vecernji List in base a «fonti ben informate» all'interno del ministero dell'Economia di Zagabria. L'obiettivo ora è «riconquistare la fiducia degli investitori tedeschi», ha ricordato il giornale, citando le parole del ministro croato dell'Economia, Darko Horvat, dopo un vertice tenuto giorni fa col suo omologo tedesco Peter Altmaier. Che qualcosa si muova è stato confermato anche dall'imprenditore Mate Rimac, stella del comparto delle supercar elettriche, che ha svelato di aver presentato al governo un piano di misure «per rendere la Croazia attrattiva per questo tipo di investimenti» auspicando che l'esecutivo accolga i suggerimenti.Ma Zagabria non è sola nella battaglia per la mega-fabbrica. La Serbia «darà tutto» e «ancora di più affinché questo investimento sia localizzato» nei pressi di Belgrado, ha assicurato il Segretario di Stato all'Economia, Dragan Stevanovic. «Ho promesso dall'inizio che ci batteremo. Altri Paesi», come quelli Ue, «non possono offrire sussidi» diretti, «noi sì», ha assicurato il presidente serbo Aleksandar Vucic evocando generosi incentivi, come quelli che hanno portato Fiat in Serbia. Ma incentivi, «nel rispetto delle regole Ue», li offre anche la Bulgaria, ancora in corsa secondo fonti Vw citate dal Financial Times, che solo per la Volkswagen ha accantonato 260 milioni in aiuti di Stato, ha segnalato l'ex presidente Rosen Plevneliev, mentre il viceministro dell'Economia Lachezar Borisov ha vantato «un bacino di 90mila persone da cui scegliere» le migliori tute blu. E i media romeni segnalano che anche Bucarest si sarebbe rifatta viva con i tedeschi.Come reagisce Vw? In maniera interlocutoria. Per ora «non stiamo facendo piani alternativi» alla Turchia, l'investimento è «in standby», in attesa di capire come evolverà la situazione in Siria, ha spiegato ieri il gigante dell'automotive. Ma la «catastrofe politica e umanitaria», ha ammesso il membro del consiglio di supervisione Vw, Stephan Weil, difficilmente permetterà con tanta facilità a Vw «di investire miliardi in Turchia». Nei Balcani molti lo sanno. E ci sperano. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI