La centrale di Krško in funzione fino al 2043

di Stefano Giantin wLUBIANA Nessuna marcia indietro, si va avanti come da programma. Il fine vita arriverà solo nel 2043, anno in cui la centrale nucleare di Krško, in Slovenia, chiuderà definitivamente i battenti. A confermare che Krško funzionerà ancora a lungo, malgrado le critiche di ambientalisti e di Paesi confinanti come l'Austria, è stata Ida Novak Jerele, portavoce del gestore dell'impianto, la Nuklearna Elektrarna Krško. Parlando con l'agenzia di stampa Reuters, Jerele ha ribadito che le aziende a gestione statale che controllano Krško, la slovena Gen Energija e la croata Hep, hanno «deciso di prolungare il ciclo di vita della centrale di vent'anni, fino al 2043». Estensione, ha precisato la portavoce, che dovrà tuttavia passare il vaglio di alcuni importanti esami, «due controlli di sicurezza» approfonditi che si terranno nel 2023 e nel 2033. Se tutto sarà a posto, allora Krško - a 130 chilometri in linea d'aria da Trieste e Gorizia - continuerà a produrre energia elettrica e si spegnerà con due decenni di "ritardo" rispetto ai piani dei costruttori. Nel frattempo, ha specificato Jerele, la centrale sarà sottoposta alla manutenzione ordinaria in programma ogni diciotto mesi. Il prossimo ciclo inizierà a ottobre. Le conferme fornite alla Reuters dal management di Krško sono state avallate anche dall'agenzia di stampa di Zagabria, la Hina, e poi riprese dalla stampa di Lubiana e da quella croata e italiana. Le parole di Jerele vanno dunque a confermare la strada che era già stata tracciata dapprima a fine 2014 da parte delle imprese che gestiscono l'impianto, e poi nel luglio scorso dalla commissione intergovernativa sloveno-croata che si occupa delle questioni legate al nucleare, guidata dal ministro sloveno delle Infrastrutture, Peter Gaspersi„ e dal titolare del dicastero dell'Economia croato, Ivan Vrdoljak. Altro che dismissione nel 2023. La Commissione, si legge in una nota della direzione di Krško, aveva infatti stabilito che negli ultimi cinque anni la centrale avrebbe «raggiunto risultati operativi, di sicurezza, economici e d'investimento molto buoni». Di qui la decisione, annunciata nel luglio 2015, di raggiungere un accordo sul «sostegno all'estensione della vita operativa della centrale da 40 a 60 anni», facendo slittare appunto il termine ultimo di smantellamento di Krško al 2043. In precedenza, nel gennaio del 2015, il management della centrale aveva concesso il proprio imprimatur a un rapporto di flessibilità, compilato dalla multinazionale PricewaterhouseCoopers, in cui si specificava che la centrale, dopo i tanti investimenti fatti nel corso degli ultimi anni, è sicura, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità economica. E offre a Slovenia e Croazia, che insieme usufruiscono dell'elettricità prodotta dall'impianto, una via migliore e più efficiente per garantire energia ai due Paesi rispetto al carbone, al gas, all'idroelettrico o all'importazione di energia dall'estero, ha ricordato nella sua newsletter l'impresa Hep. Il board di Krško, formato da tre membri croati e tre sloveni, aveva al contempo dato luce verde a un super-piano da 218 milioni di euro da investire nel rafforzamento della sicurezza dell'impianto. La conferma della scelta di prolungare il mantenimento in vita della centrale è stata recepita male oltre confine, in particolare in Austria, Paese dove da sempre si sono levate le voci più forti a favore della chiusura di un impianto ritenuto poco sicuro. «A causa di questa incomprensibile decisione la Carinzia, l'Austria e l'Europa devono convivere fino al 2043 con la paura di un incidente a Krsko», ha tuonato Gernot Darmann, alto rappresentante del Partito della Libertà austriaco (Fpö), al quale ha fatto subito dopo eco il responsabile per l'energia atomica del partito, Werner Neubauer. Affermazioni che fanno il paio con quelle del cancelliere austriaco Werner Faymann, che l'anno scorso, durante un vertice a tre con il premier sloveno Miro Cerar e l'allora omologo capo del governo croato Zoran Milanovi„, aveva cercato di convincere Lubiana a valutare l'opzione di abbandonare il nucleare. Bruxelles «offrirà un'alternativa all'interno della cornice dell'unione energetica dell'Ue», aveva suggerito il Cancelliere. Un'alternativa che, tuttavia, non sembra essere mai arrivata sui tavoli che contano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA