Il diario di Maria Antonietta diventa un film

di Federica Gregori wTRIESTE Conterà opportunamente su uno sguardo femminile, di un'autrice che ha già ripercorso un viaggio altrettanto significativo, "Tutte le anime del mio corpo", il documentario che racconta l'appassionante vicenda di Maria Antonietta Moro, giovane partigiana nata sul confine italo-sloveno, che rientra nell'ambito del progetto europeo "Donne della Resistenza". A realizzarlo sarà Erica Rossi, già regista di "Il Viaggio di Marco Cavallo". Il film, ora in produzione, prende le mosse dal libro omonimo, muovendosi tra diari e lettere scritte dal '43 al '45 da una giovane infermiera di stanza all'ospedale di Gorizia. «Diari belli, poetici, femminili, scritti da una ragazza molto giovane che non sapeva nulla di politica – spiega Marta Zaccaron dell'Associazione La Giordola –: una giovane che ha deciso di abbracciare gli ideali della Resistenza semplicemente perché le sembrava la cosa più giusta da fare». Carpire informazioni dai malati a tutti i costi, sottoponendoli addirittura agli effetti delle droghe. Questo è stato il compito assunto spontaneamente da Maria Antonietta all'interno dell'ospedale. Salvare prigionieri feriti e in attesa di venir giustiziati. Orari, luoghi degli spostamenti: incessantemente chiedeva e interrogava, per poi annotare tutto e redigere un lucido piano di assistenza a 360 gradi, prodigandosi a far evadere i condannati a morte. Senza smettere di raccogliere di nascosto materiale sanitario da far pervenire alla Resistenza, tutto con una doppia identità: Nataša, insieme ai partigiani sloveni prima e Anna poi, dopo l'8 settembre, quando si unirà a quelli garibaldini. Anni di vita rocambolesca con un forte fattore di rischio raccontati nel documentario attraverso la lettura dei diari e la testimonianza di Lorena Fornasir, la figlia che solo pochi anni or sono ha conosciuto l'effettiva attività della madre. Se infatti nella maggioranza dei casi si è enfatizzato l'aver combattuto con le armi, come sottolinea Giorgio Nogherotto di Bonawentura, modalità diverse come la resistenza civile non sono state riconosciute. «Il risultato? Molte donne i ricordi li tennero soltanto per sé, nascondendoli addirittura alle proprie famiglie». E il caso dei diari di Maria Antonietta è lampante. Il grande partenariato «senza gerarchie e che lavora nell'uguaglianza delle idee», a detta di Borut Jerman, nonostante riunisca ben sei diverse associazioni italiane, slovene e croate, sta funzionando nel ritrovarsi in un pensiero comune dopo decenni di visioni discordi e spesso opposte. Per dare «complessità a temi trattati in maniera netta e manichea», come evidenzia Alessandro Cattunar, si propone di esplicarsi con contributi non solo didattici, piuttosto mirati a liberare l'espressività in tutte le sue svariate forme. Il documentario non sarà quindi l'unica parte visiva del progetto, ma si realizzeranno diversi cortometraggi che saranno presentati e premiati dai cittadini. Un'impronta creativa che segnerà anche il capitolo finale di "Donne della Resistenza", il 21 aprile, che sarà dedicato ai più giovani nel corso della mattinata per poi essere aperto, in serata al Teatro Miela, all'intera cittadinanza. "Sulle orme delle donne della Resistenza a Trieste" si percorreranno tanti luoghi significativi per ricordare altre protagoniste. «Partiremo da un luogo simbolo come la Risiera – spiega Sabrina Morena – raccontando piccole storie dalla voce di due attrici recitate in tre lingue. Andremo in via Pindemonte, dove ricorderemo Anna Vivoda lì assassinata, passando per il carcere e il Conservatorio, dov'è stata uccisa Ada Negrelli, per poi arrivare in stazione, da dove venivano deportate tante donne, tra cui Ondina Peteani». La giornata sarà poi conclusa dalla presentazione dei corti più cliccati sulla pagina facebook del progetto, per finire con la proiezione del documentario presentato in sala dalla regista. ©RIPRODUZIONE RISERVATA