Il Pd accetta la “fusione” ma della Sinistra Isonzo

RONCHI DEI LEGIONARI Un tormentone. Una "Via Crucis" che percorre tante stazioni. Una delle quali l'assemblea degli iscritti del Pd di Ronchi dei Legionari, chiamata a esprimersi sulla riforma degli enti locali, le unioni intercomunali e i progetti di fusione tra i Comuni. Erano 40 i presenti, su quasi 200 iscritti, che, al quesito 1, ovvero se fossero favorevoli all'aggregazione di più Comuni, la stragrande maggioranza ha risposto favorevolmente. Ma è stato al quesito 2, quello che entrava più nello specifico, che è saltata fuori l'anima ronchese. Nella seconda scheda veniva chiesto di esprimersi su 4 ipotesi di fusione. Dallo spoglio delle schede, infatti, è risultato che il 95% dei votanti s'è espresso a favore delle fusioni, in grado di migliorare la qualità dei servizi offerti alle nostre comunità, e l'ipotesi di fusione più votata, 17 i favorevoli, è stata quella che prevede un'unica fusione di tutti i Comuni della sinistra Isonzo, da Grado a Sagrado. Tre iscritti hanno detto "sì" a un'aggregazione che lasci fuori Grado e Doberdò, mentre 10 vedono di buon grado la fusione con Monfalcone e Staranzano. Nove, infine, gli astenuti, mentre una scheda è stata dichiarata nulla. «È un risultato che, di fatto – ha commentato il segretario, Franco Miniussi -, boccia pesantemente l'ipotesi di fusione tanto in voga di questi tempi, legittimando invece l'azione che da tempo e con determinazione la nostra dirigenza sta portando avanti, ossia la trasformazione delle unioni territoriali della sinistra Isonzo in un'unica fusione di tutti i suoi Comuni. Il nostro auspicio – ha proseguito – è che anche negli altri Comuni della sinistra Isonzo la base del nostro partito metta da parte eventuali riserve e paure, guardando al futuro e al ruolo politico e amministrativo che una grande città di 70mila potrà avere anche in considerazione che dal primo gennaio 2016 le Province verranno soppresse». Così come in consiglio comunale, quando ci fu un dibattito molto serrato e il Pd registrò un'evidente spaccatura, con il consigliere Flavia Iacchini che si astenne, sottolineando il proprio favore alla fusione e a una discussione più profonda su questo tema, ora anche l'assemblea del partito di maggioranza getta acqua sui facili entusiasmi di chi vorrebbe un'altra casacca da far indossare ai ronchesi. Intanto Rifondazione Comunista ribadisce il proprio "no" alle Uti. «È una legge – sostiene Luigi Bon - che svuota di competenze il Comune come ente di prossimità ed erogatore dei servizi rivolti ai cittadini. Una legge contro la democrazia locale, che cancella nei fatti le autonomie locali e va contro i dettami della Costituzione e dello Statuto regionale oggi in vigore. Una legge certamente in sintonia con le proposte di modifica costituzionale del governo Renzi che cancella diversi strumenti di partecipazione democratica dei cittadini». Luca Perrino