Il colorista Kuliš porta i suoi erbari sul mare

TRIESTE "Le luci del Mediterraneo" di Vatroslav Kuliš illumineranno e coloreranno l'ultimo appuntamento della ricca stagione espositiva estiva dell'associazione culturale Woland che ha saputo creare una rete di relazioni e conoscenze tra Trieste, Londra, San Pietroburgo in un dialogo fatto di arte, musica, pittura, letteratura e fotografia. L'inaugurazione sarà questa sera, alle 19.30, nello spazio Woland Art a Portopiccolo, alla presenza dello storico dell'arte Edward Lucie-Smith e con la partecipazione del direttore del M.U.O. di Zagabria, Miroslav Gašparovi„ . Dopo l'artista russo-tedesco Genia Chef, il moscovita Oleg Kudryashov e l'inglese Joe Machine, è ora la volta di uno dei più importanti coloristi croati, «un pittore dall'energia inesauribile - scrive Gašparovi„ - che in tutte le fasi di sviluppo ha sempre mantenuto i propri elementi di base, nonostante il modo in cui li variasse in un dato momento». Nato nel 1952 Vatroslav Kuliš, nel 1976 si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Zagabria. Ha fatto parte della compagnia teatrale "Histrion" realizzando alcune scenografie per il Teatro Nazionale croato, il teatro Komedija e il Teatro delle marionette di Zagabria. Grafico, illustratore, autore di cicli decorativi a soggetto sacro, ama esprimersi su grandi dimensioni con i colori acrilici più intensi e vivaci, in un linguaggio astratto dalle reminiscenze vagamente figurative, dal potente effetto evocativo. La mostra a Portopiccolo propone alcune opere di recente esposte a Mantova, a Palazzo Cavriani Gonzaga, e a Roma, al Museo di San Salvatore in Lauro. Si tratta della serie intitolata "Herbarium pictorium" e di alcune tra le sue carte più nuove dove è possibile rintracciare molteplici suggestioni derivanti dai maestri del paesaggismo astratto e della pittura gestuale americana ed europea. Come suggerisce ancora Gašparovi„, nelle opere di Vatroslav Kuliš c'è il senso di appartenenza alla tradizione astratta croata legata ai paesaggi e ai nomi di Oton Gliha e Edo Murti„, ma al tempo stesso, nella loro forza espressiva, è possibile riconoscere la gestualità di Emilio Vedova e la suggestione delle atmosfere cromatiche di Gerhard Richter. C'è pure un'intensa, istintiva, originale poeticità in un senso di vitalità autentica trasmessa dai segni che si sovrappongono, dai cerchi che si inscrivono l'uno dentro l'altro, dalle strisce di colore che attraversano rapidi la superficie pittorica, inseguendosi, rincorrendosi, incontrandosi e scontrandosi; dando luogo a nuovi spazi e nuovi mondi astratti e concreti insieme. Ricordando dei fiori, dei soli, dei cieli e dei mari, nell'energia assoluta della pura pittura. L'esposizione rimarrà aperta fino al 19 ottobre. Franca Marri