La Cavour in acque slovene? Vale la libertà di navigazione

la lettera del giorno La vicenda del presunto sconfinamento della Cavour in acque territoriali slovene avvenuto lo scorso 22 gennaio è certamente stata già archiviata come un equivoco dovuto a un'errata percezione della cinematica della nave da parte delle autorità marittime slovene. Fonti ufficiali della nostra Marina hanno dichiarato che «non c'è stato nessun sconfinamento» e questo basta. D'altronde è impensabile che un'operazione così complessa per la sicurezza della navigazione come l'uscita del Cavour dal bacino non sia stata eseguita dal comando di bordo, in stretta aderenza alle modalità stabilite dalla capitaneria di porto, mantenendosi con macchine sempre in moto all'interno dello schema di separazione del traffico marittimo per l'accesso a Trieste. Detto questo, non è però possibile ignorare quanto dichiarato dalla tv slovena Mmc secondo cui la nostra portaerei sarebbe entrata nelle acque territoriali slovene «senza autorizzazione». Il punto in esame riguarda il passaggio delle navi da guerra straniere nelle acque territoriali di un altro Paese, in accordo con il regime di quello che la Convenzione delle Nazioni Unite del diritto del mare del 1982 (Cnudm) definisce come "transito inoffensivo". Nessuna disposizione della stessa Convenzione stabilisce obblighi di preventiva notifica o autorizzazione per il transito delle navi da guerra che è quindi, al pari di quello delle navi mercantili, da ritenersi libero a condizione che sia continuo e rapido e non sia "pregiudizievole alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero". La Cnudm fa salvo, inoltre, il caso in cui una nave sia costretta a fermarsi nelle acque territoriali straniere per "forza maggiore". Pur in mancanza di un'espressa disciplina internazionale del transito inoffensivo delle navi da guerra, il Maritime Code emanato dalla Slovenia nel 2001 all'art. 18 dispone che "The country of origin of a military vessel must, through diplomatic channels, inform the ministry responsible for foreign affairs of the harmless passage of its military vessel through the territorial sea of the Republic of Slovenia no less than 24 hours prior to sailing into the territorial sea of the Republic of Slovenia". Questa regolamentazione era già prevista dalla ex Jugoslavia ed è stata anche inserita nel codice marittimo croato del 1994, a riprova di un persistente approccio orientato al periodo della Guerra fredda. Riesce tuttavia difficile immaginare che navi da guerra straniere in transito siano ancora un pericolo per un Paese che è membro della Nato e della Ue e che dovrebbe perciò sostenere integralmente il principio di libertà di navigazione che è alla base del regime del passaggio inoffensivo affermato da tutti i Paesi occidentali. Da notare, infine, che la situazione delle acque territoriali del golfo di Trieste risponde a un assetto frutto di scelte di compromesso. Esso è stato fissato con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 tra la ex Jugoslavia e l'Italia, concernente la sistemazione delle questioni pendenti tra i due Paesi la cui validità è stata confermata dalla Slovenia come Stato successore dell'ex Jugoslavia. Il Trattato fissa all'Allegato III i limiti delle acque territoriali dei due Paesi nel golfo di Trieste. A questo fine è stata tracciata una linea mediana corretta da "circostanze speciali", quali la necessità di consentire, nelle acque territoriali italiane, la navigazione a navi di grosso tonnellaggio in fondali adeguati. Fabio Caffio ufficiale della Marina militare in congedo, esperto di diritto internazionale marittimo