«Eternit, ora cambiare la prescrizione»

di Milena Vercellino wTORINO Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si prepara a incontrare i parenti delle vittime dell'amianto, mentre il presidente del Senato Pietro Grasso lancia un appello per la modifica della prescrizione. Dopo il colpo di spugna della Corte di cassazione, mercoledì scorso, sulle condanne in primo e secondo grado del processo Eternit, e accolto con sgomento dai familiari delle vittime e dalle associazioni, le istituzioni rispondono all'indignazione crescente mostrando segni d'apertura sulla riforma della giustizia. Martedì pomeriggio la vicenda approderà a Palazzo Chigi, con un incontro tra il premier Renzi e una delegazione di familiari di vittime dell'amianto, al quale parteciperanno anche i sindaci di Casale Monferrato, Concetta Palazzetti, di Cavagnolo, Mario Corsato, il vicepresidente dell'associazione Afeva (Associazione dei familiari delle vittime dell'amianto) e il presidente fondo vittime amianto Nicola Pondrano. Promosso dal senatore Pd Stefano Esposito - che ne ha dato l'annuncio dal proprio profilo Facebook - con i colleghi parlamentari piemontesi Daniele Borioli, Federico Fornaro, Cristina Bargero e Fabio Lavagno, l'incontro segue le dichiarazioni di Renzi, che nei giorni scorsi aveva annunciato l'intenzione di cambiare le regole della prescrizione. «Nel merito del processo Eternit - aveva detto il presidente del Consiglio - si possono dire due cose: o quella vicenda non è un reato o se c'è un reato ed è prescritto, allora bisogna cambiare le regole sulla prescrizione, perché non è possibile che ci siano delle regole che, con il tempo, fanno saltare la domanda di giustizia. Dico che dobbiamo avere processi più veloci, che non ci sia l'incubo e il giochino della prescrizione. Il sistema della giustizia non può venire meno». «Al premier chiederemo un sostegno per continuare le operazioni di bonifica dall'amianto» ha annunciato il sindaco di Casale Monferrato Palazzetti in vista dell'incontro. «Abbiamo bisogno di almeno 60 milioni nei prossimi due o tre anni perché a causa della sentenza della Cassazione il signor Schmidheiny (il magnate svizzero a capo del gruppo industriale) non sarà obbligato a risarcirci». Venerdì sera a Casale Monferrato, la città che conta il maggiore numero di vittime nella lunga strage silenziosa della multinazionale dell'amianto, duemila persone hanno sfilato in una fiaccolata. Martedì è previsto anche un incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini, mentre mercoledì a Casale si terrà un nuovo Consiglio comunale aperto. Nel frattempo ieri Grasso, intervenendo al vertice nazionale antimafia a Bagno a Ripoli (Fi), ha lanciato un appello per la riforma della prescrizione. «Di modifica della prescrizione si parla da almeno vent'anni. Ora è successo un fatto che ha scosso le coscienze e oggi sono tutti d'accordo: io vorrei che domani tutti fossero insieme a risolvere il problema», ha detto il presidente del Senato. «Con l'emozione del momento, gridiamo tutti alla necessità di farla al più presto: da tempo ho indicato quale potrebbe essere un nuovo modo di vedere la prescrizione e speriamo che, visto che tutti si dichiarano d'accordo, possa andare avanti», ha aggiunto a margine del convegno. Mercoledì scorso, 19 novembre, la Cassazione ha annullato senza rinvio, dichiarando prescritto il reato già dal primo grado, la sentenza di condanna per il miliardario Stephan Schmidheiny, «essendosi l'evento consumato con la chiusura degli stabilimenti Eternit, avvenuta nel 1986, data dalla quale ha iniziato a decorrere il termine di prescrizione», ha spiegato la Cassazione in un comunicato. Accogliendo la richiesta del sostituto procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello, la Suprema Corte ha gettato un colpo di spugna sulla sentenza d'appello del giugno 2013, con la quale i giudici piemontesi avevano condannato Schmidheiny, alla guida dell'azienda dal '73 all'86, a 18 anni di reclusione per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. La sentenza ritoccava al rialzo la condanna di primo grado a 16 anni di reclusione, emessa nel febbraio 2012. ©RIPRODUZIONE RISERVATA