«Coop, salvare l'azienda Il marchio è secondario»

di Piero Rauber «C'è una promozione sul Grana». L'avvocato Maurizio Consoli rompe il ghiaccio come fosse un blocco di formaggio sacrificato a pezzi sul vassoio delle offerte speciali. Un sorriso sottile, come la battuta, lascia subito il posto allo sguardo serio. Già perché la grana, quella vera, ce l'ha tra le mani. È il commissario giudiziario delle Coop operaie, nominato dal Tribunale il 17 ottobre in risposta all'istanza di fallimento della Procura. Una grana per colpa della grana, del denaro che non c'è. «Noi ci troviamo - premette Consoli - di fronte a un compito arduo. Dico noi perché sono affiancato dal dottor Piergiorgio Renier: un aiuto insostituibile in un lavoro che si compone di tre aspetti. Il primo: dobbiamo conoscere un'impresa complessa, che ha 43 punti vendita, occupa 652 persone e controlla altre otto società. Il secondo: dobbiamo tracciare le linee di un piano di salvataggio che, lo dico francamente, prima del nostro arrivo non c'erano. Non c'era un piano industriale. Il terzo aspetto è quello della gestione corrente, condizione per la riuscita del secondo. Se noi non riusciamo a gestire in termini di normalità quest'azienda avremo difficoltà ad allocarla. È in atto un lavoro molto difficile con tutti i fornitori-creditori, per consentire il mantenimento delle forniture. Da questo punto di vista il Tribunale mi ha autorizzato il pagamento delle forniture correnti. Questo, per usare una metafora alpinistica, è un Ottomila himalayano. Noi vediamo chiara la vetta, ma non è una conquista scontata. Ci sono molti passaggi essenziali da superare. Ne mancassimo uno solo, la vetta non si raggiungerebbe». Se la vetta è a Ottomila, a che altezza siamo ora? Diciamo oltre il campo base, sopra i Cinquemila. Lei dunque non ha ripreso alcun lavoro già esistente, ma ne ha impostato uno nuovo? Sostanzialmente sì. Chi era in sella prima andava sostenendo che fosse imminente la presentazione di un piano. Oggi stiamo implementando in modo alquanto significativo alcune generiche linee d'indirizzo delineate in precedenza ma che gli stessi interlocutori di prima, che sono poi quelli di adesso, avevano giudicato con trasparenza assolutamente insufficienti. E noi i nostri interlocutori li consideriamo estremamente seri e affidabili. Stiamo parlando delle Coop Nordest. Non sono gli unici interlocutori, vero? Non sono gli unici, l'hanno detto pure i vertici delle stesse Coop Nordest che non possono farcela da soli. Un messaggio alla Regione, attesa con Friulia? Non solo, ci sono altri interlocutori imprenditoriali che speriamo facciano la loro parte. Poi è chiaro che occorrerà un aiuto istituzionale. Ho avuto un incontro con la presidente della Regione e più d'uno col suo vice. Ho riscontrato in loro grande attenzione. Uno dei fattori di appesantimento del conto economico si può dire sia stata la cosiddetta missione sociale, cioè il mantenimento dei negozi di vicinato, non a reddito? Dobbiamo forse aspettarci che questo pezzo di missione venga cancellato? Dagli incontri che ho avuto finora ho desunto un'informazione molto interessante, che non mi attendevo, e cioè che la realtà dei negozi di prossimità è in netta ripresa. Se incidenza sul conto economico c'è stata, va condiderata assolutamente secondaria. I punti vendita sono tutti attivi? Le dicerie sono molte... Sono tutti aperti. E per quanto riguarda l'approvvigionamento? Abbiamo contatti quotidiani con tutti i principali fornitori, ai quali abbiamo spiegato la situazione. Abbiamo superato alcune perplessità, ne stiamo superando altre. In termini generali la risposta è responsabile. Si rendono conto che rifornendo oggi l'azienda, che paga loro il corrente, aiutano a mantenerla redditiva e appetibile, e quindi contribuiscono a creare le condizioni per il futuro soddisfacimento dei crediti. Alcuni, da quanto ci risulta, pare non abbiano capito... Nessuno ha detto "non vi diamo più nulla". C'è ancora qualcuno con cui ci stiamo chiarendo. Coca Cola, Nestlè e Barilla, ad esempio? Ci stiamo parlando. Confido che queste posizioni si risolvano a breve. In alcuni punti vendita sono riscontrabili certi scaffali semivuoti. Di latticini, carne e così via. Un caso? In una situazione come questa, in cui tutti i riflettori sono accesi, se manca lo yogurt preferito salta all'occhio, se mancava una volta se ne prendeva uno di un'altra marca senza darci peso. I tempi del salvataggio? La gente vuole sapere non solo come, ma anche quando... E pure quanto, giustamente. L'iter giudiziale, iniziato il 17 ottobre, va per tappe. La prima è stata l'udienza del 27 ottobre, quando il Tribunale ha concesso le cinque settimane di tempo che avevo chiesto. Il primo dicembre ci sarà la decisione se si potrà andare avanti. Di fatto ci sarà lo start, non il finish. È allora che inizierà, se le cose andranno come spero vadano, il tempo necessario per realizzare il piano. Tempo non biblico. Mesi, non anni. Alla fine, se tutti i tasselli andranno al loro posto, se tutti i creditori acconsentiranno, si concretizzerà la possibilità di effettuare i pagamenti. I pagamenti relativi ai depositi del prestito sociale? I pagamenti di tutti i creditori, compresi i fornitori. In che misura, sul totale dei crediti dei fornitori, incidono quelli delle imprese locali? I crediti dei fornitori regionali incidono per otto milioni su 30. Pure questa è una variabile pesante per il territorio. Il fornitore piccolo o medio ha i suoi dipendenti, il suo conto economico, il suo credito con le Coop operaie iscritto a bilancio, su cui la banca lo incalza. Gli stipendi vengono pagati? Sì, e non ci constano mancanze nella gestione precedente. Un piano di salvataggio implica delle vittime. Ci saranno degli esuberi? Quanti? È probabile che ce ne siano. Il nostro scopo è che siano i più contenuti possibile. Stiamo lavorando anche a qualche ipotesi collaterale. Per sistemare gli esuberi altrove? Sì. Può essere più esplicito? Mi sia consentita la dovuta riservatezza. C'è la Conad, no? Non parlavo di questo. Quanti punti vendita saranno sacrificati? Qualcuno sarà sacrificato anche se l'interesse verso i negozi di prossimità mi ha sorpreso. È una suggestione o c'è meno gente che ora fa la spesa alle Operaie? I dati iniziali dicono il contrario ma sono ancora parziali per essere venduti per buoni. Si sente dire in giro: "no fazo la spesa fin che no i me torna i soldi". Legittimo. Eppure il vero interesse di chi lo dice dovrebbe essere esattamente l'opposto. Il piano della gestione Marchetti, vero o presunto che fosse, era fondato sulla cessione di larga parte del patrimonio immobiliare e sulla conseguente presa in affitto. Questo modello è ancora valido o la cessione alle Coop Nordest viaggia insieme al patrimonio immobiliare? La linea di tendenza è la seconda. Il marchio Coop operaie potrebbe non resistere? Fa parte di uno degli aspetti non fondamentali, per me. Dobbiamo mantenere vivo il più alto numero di punti vendita e di dipendenti e garantire la più elevata percentuale di pagamento ai creditori. Che ci sia una scritta sopra il negozio o un'altra, mi pare del tutto secondario. Le Coop operaie sono destinate alla chiusura, dunque? È da vedere. Prevale, insomma, l'ipotesi della liquidazione o quella della sopravvivenza? Io userei l'espressione tecnica di continuità aziendale. Noi vogliamo garantire la continuità dell'azienda: punti vendita, dipedenti, creditori. Le Operaie potrebbero diventare allora un ramo del loro acquirente? Sì. Torniamo ai tempi. Questo Natale è troppo vicino? Sì, e quello successivo è troppo lontano. Man mano che andremo avanti potremo essere più precisi e dire ai prestatori quando i loro soldi saranno disponibili. Per citare l'Ottomila di prima, diciamo che ci mancano gli ultimi duemila metri di salita. Ma sono i più impegnativi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA