Nuovo piano per l'Ast, arrivano le paghe

di Fiammetta Cupellaro wTERNI «Lunedì verranno pagati gli stipendi e lo stesso giorno riprenderà la trattativa con l'azienda che ha annunciato un nuovo piano industriale. Lo sciopero però continua, i blocchi alle portinerie non si tolgono». Sono da poco passate le 15 quando dal portone del ministero per lo Sviluppo, assediato da 500 operai delle Acciaierie Speciali di Terni, esce Maurizio Landini. È il segretario nazionale della Fiom-Cgil a spiegare agli operai, da ore in presidio sotto il ministero, l'esito del confronto tra sindacati, vertici dell'azienda e governo. Per la prima volta si è parlato del futuro delle Acciaierie di Terni. Qualcuno definisce quella di ieri una "svolta", dopo un braccio di ferro che dura da mesi tra i metalmeccanici umbri, a cui sono stati annunciati 537 esuberi e i vertici del colosso tedesco Thyssen-Krupp. Ma è lo stesso Landini a riportare tutti con i piedi per terra: «L'accordo non è vicino. Abbiamo risolto un problema, il pagamento degli stipendi, ma la trattativa è all'inizio. Le due cose positive sono che l'azienda presenterà un nuovo piano industriale e che, per la prima volta, ha parlato di 200 milioni di investimenti. I problemi rimangono. Lunedì torniamo al ministero». L'ad dell'Ast, Lucia Morselli in apertura dell'incontro a cui ha partecipato il ministro Federica Guidi, ha annunciato l'intenzione di far ripartire i due forni e di produrre un milione di tonnellate di acciaio l'anno. Gli operai di Terni dunque intravedono un possibile futuro per la loro azienda, dopo la chiusura totale di questi mesi da parte della Thyssen-Krupp. Ed è con questa convinzione che ieri, sotto un acquazzone, hanno ripreso i pullman che li ha riportati in Umbria. «Stasera stessa torneremo ai presidi davanti ai cancelli della nostra azienda» spiega Stefano Capotosti, padre di un bambino piccolo, su cui pende il rischio della messa in mobilità. Operaio da anni alla centrale a caldo, da un mese divide la sua vita tra i vari presidi organizzati dai metalmeccanici in tutta la città: fabbrica, comune, prefettura. Così tutti i giorni. «Ci siamo divisi in turni come al lavoro» spiega Stefano. La sua giornata come quella di altri 400 operai dell'Ast era iniziata presto ieri mattina. Alle 7 davanti ai cancelli delle Acciaierie erano già tutti lì, con la divisa della fabbrica, compreso il caschetto con lo storico logo dell'Ast, ad aspettare i pullman. Qualcuno aveva dormito pochissimo, reduce meno di 24 ore prima dal viaggio a Bruxelles, dove gli operai hanno incontrato i parlamentari italiani e tedeschi. Danilo Tonelli, delegato Fiom è tra questi. «Un viaggio di quasi 40 ore, ma questa oggi è la nostra vita: andare in giro per l'Europa a spiegare cosa sta accadendo a Terni. Questa fabbrica è sana, non può chiudere, altrimenti muore un'intera regione». Ed è sera quando sono di nuovo tutti sotto i capannoni di plastica che presidiano i cancelli. Sono sempre affollati quei tendoni. I più giovani cercano di smorzare la tensione, i più anziani sono rosi dall'ansia. «Chi ha figli e un mutuo da pagare è a pezzi» racconta Antonio Rugo mentre mangia un piatto di pasta che un collega ha cucinato su un fornello da campeggio. C'è un grande via via durante la notte in via Brin a Terni, la strada che costeggia a destra l'area "a caldo" (i forni), e a sinistra l'area "a freddo" (la produzione). C'è chi porta un vassoio di dolci fatti dalla moglie, il titolare di una pizzeria mercoledì sera ha regalato dieci pizze per gli operai in sciopero. «Terni è con noi e questa solidarietà la sentiamo» dice con orgoglio Carlo Lionelli, operaio super specializzato, addetto ad uno dei forni di cui l'azienda aveva annunciato la chiusura. Fino ad mese fa, manovrava macchinari da milioni di euro che producono pezzi di acciaio per le centrali nucleari. Ora la sera, dopo cena si avvia ai presidi: «L'acciaio di Terni è il migliore, abbiamo lavorato salvaguardando sempre l'ambiente. Come può finire tutto così, dopo 130 anni di storia e il cassetto pieno di ordini?». ©RIPRODUZIONE RISERVATA