La vecchia carta batte il web nella nascita delle opinioni

di DANIELE MARINI* Siamo immersi nelle informazioni, e forse più spesso ne siamo sommersi. La nostra vita è all'interno di un flusso continuo di messaggi e comunicazioni: dai notiziari ai talk show, dagli sms ai whatsapp, dai tweet ai post. Oltre alla televisione e alla radio, è la diffusione degli smartphone e dei tablet con l'integrazione dei social network a connetterci continuamente con il mondo. È il frutto delle nuove tecnologie della comunicazione. Le dimensioni dello spazio e del tempo si contraggono progressivamente, fino quasi ad annullarsi. Grazie a una connessione a internet possiamo essere aggiornati su quanto accade ovunque in qualsiasi momento. Ci inviamo messaggi a ogni ora del giorno o della notte: siamo on line, viviamo un presente continuo. Così, la quantità di informazioni di cui disponiamo si è ampliata in modo esponenziale. Tuttavia, paradossalmente, la massa di dati che possiamo ottenere con questi mezzi, più che aiutarci a comprendere, spesso disorienta. A ben vedere, il volume di nozioni di cui disponiamo è inversamente proporzionale alla nostra capacità di scegliere e decidere. Abbiamo bisogno di selezionare una grande quantità di informazioni che giungono quotidianamente per poter costruire un nostro giudizio. Ma come fondiamo le nostre opinioni? Attraverso quali mezzi? L'indagine LaST (Community Media Research in collaborazione con Questlab) ha affrontato questo aspetto più che sul versante dell'utilizzo dei mezzi di informazione, su quello di come riteniamo di formare le nostre opinioni, con quali modalità prevalenti. Gli esiti che ne sono scaturiti raccontano di prassi non scontate o che si sarebbe portati a pensare ancorate a un passato che non c'è più. Eppure, sono due i modi principali mediante i quali gli interpellati ritengono di formare le proprie opinioni. Il 40,4% dei nordestini (39,4% in Italia) trova nella lettura di quotidiani e riviste lo strumento di gran lunga prevalente per formarsi un'opinione. I friul-giuliani (59,7%) sono più propensi a seguire questa modalità, seguiti a distanza da trentini e alto atesini (49,9%), mentre i veneti (35,3%) appaiono meno interessati a questa forma. Segue il 25,8% (22,8% in Italia) che dichiara di formarsi un'opinione riflettendo autonomamente. Il tratto individualistico nella costruzione dell'opinione è più diffuso fra i veneti (25,2%) e i friul-giuliani (24,7%), molto meno fra trentini e alto atesini (10,1%). Più distanti e quasi appaiati troviamo poi internet e i social network (11,8%, in Italia 12,6%) e le discussioni con i familiari (10,4%, in Italia 11,1%), con veneti (12,9%) e trentini e alto atesini (9,8%) un po' più avvezzi dei friul-giuliani (5,2%) a utilizzare questi strumenti. Alla televisione (2,3%, in Italia 5,6%) e alla radio (3,8%, in Italia 1,5%) non viene attribuito un ruolo così fondamentale nella costruzione dell'opinione, con una leggera eccezione fra trentini e alto atesini (rispettivamente 10,1% e 9,9%) che probabilmente per una questione orografica dedicano una maggiore fruizione. Come si può osservare, si tratta di una classifica - rispetto alle rilevazioni svolte sulle fonti dell'informazione - tendenzialmente rovesciata rispetto all'effettivo utilizzo. La stessa esperienza quotidiana offre episodi continui di persone che consultano spasmodicamente i propri telefonini o i tablet per messaggiare o seguire i fatti di cronaca. Per non dire dei televisori costantemente accesi nelle abitazioni o nei locali pubblici. I veicoli odierni delle notizie sono sicuramente la tv, i social o la radio, ma non costituiscono uno strumento (l'unico) utile ad articolare una valutazione, un'opinione. Perché per sedimentarla ci vuole tempo, uno spazio dedicato e individuale di apprendimento. Viceversa, le nuove tecnologie di comunicazione si strutturano sullo scambio veloce e limitato (i famigerati 140 caratteri di un tweet): una forma quasi impressionistica e lapidaria di descrivere un evento. E in virtù della loro velocità, sono altrettanto rapidamente deperibili. A maggior ragione per la grande quantità che ne viene veicolata. Sbaglieremmo, però, se definissimo le nuove tecnologie dell'informazione solo per lo scambio rapido delle notizie. Perché, a ben vedere, esse tendono a integrare e connettere tanto le nuove forme della comunicazione, così come le più tradizionali. Nel tablet possiamo trovare i social, la radio, la televisione, i libri e i quotidiani: le vecchie con le nuove forme di trasmissione delle conoscenze. Queste interconnessioni spiegano, in realtà, gli esiti della ricerca CMR-Questlab dove emerge come la formazione delle opinioni non avviene con modalità unidimensionali, ma seguendo molteplici canali. Infatti, sommando le diverse preferenze espresse, affiorano quattro tipologie di modalità di costruzione delle valutazioni. La più diffusa è quella del "multitasking" (37,2%): si tratta di quanti - per formarsi un'opinione - prediligono mixare discussioni con familiari e amici, letture di quotidiani e riviste con la consultazione di internet e dei social. I più propensi sono gli abitanti del Friuli Venezia Giulia (44,1%), le giovani generazioni, i laureati, le donne, ma anche i pensionati non disdegnano una simile pratica. Il secondo gruppo è costituito dai "riflessivi" (32,4%): in questo caso annoveriamo quanti prima si attivano nel ricercare fonti di informazione multiple (discussioni, letture, internet), per poi riservarsi uno spazio autonomo di riflessione. In questo gruppo spiccano in particolare i residenti del Trentino Alto Adige (34,9%) le generazioni più giovani (fino a 24 anni) e i 60enni. Gli "autodiretti" rappresentano il terzo gruppo (22,8%): per questi, la costruzione dell'opinione avviene in modo quasi esclusivamente autonomo, senza accedere a particolari fonti di informazione se non attraverso una fruizione passiva (televisione, radio). I veneti (25,1%), i friul-giuliani (24,7%), gli uomini, i lavoratori autonomi e i disoccupati e delle fasce di età centrali (35-54 anni) più di altri manifestano un simile comportamento. Infine, incontriamo i "passivi" (7,1%) ovvero quanti formano le loro opinioni solo attraverso l'ascolto della televisione, della radio: si tratta di una quota marginale, ma non esigua, che ha nei trentini e alto atesini (19,9%), nelle donne, nelle casalinghe, negli ultra 65enni e con un basso titolo di studio la componente prevalente. La diffusione delle nuove tecnologie dell'informazione amplia a dismisura la possibilità di accedere a fonti informative. La formazione delle nostre opinioni passa soprattutto attraverso questi strumenti, ma senza un'adeguata educazione alla loro fruizione possono essere utili a costruire un pre-giudizio, non un'opinione. *Università di Padova Direttore Scientifico CMR