Hera, piano d'investimenti da 2 miliardi

MILANO Andrea Brentan, amministratore delegato di Endesa, società controllata da Enel, lascia l'incarico. Le dimissioni, si legge in una nota di Endesa, saranno formalizzate nel cda convocato per il prossimo 7 ottobre. Al suo posto sarà nominato Josè Bogas, attuale direttore generale per la Spagna e il Portogallo da 30 anni nell'azienda. Brentan resterà consigliere di Enersis e di Enel Green Power. L'accordo per le dimissioni di Brentan dalla carica di amministratore delegato è stato raggiunto tra le parti in modo consensuale. Brentan, amministratore delegato dal 2009, «una volta completato il suo apporto strategico al progetto di ristrutturazione societaria di Endesa e al suo consolidamento nel mercato spagnolo - si legge nella nota - continuerà ad essere legato al gruppo come consigliere in varie società, come Enersis e Enel Green Power». Il presidente di Endesa, Borja Prado, ha sottolineato che durante la gestione di Brentan il gruppo ha rafforzato la sua posizione industriale e finanziaria in un contesto, in Spagna, caratterizzato da profondi problemi economici. TRIESTE Mediobanca gioca la carta Hera per il probabile e imminente consolidamento del settore delle multiutility sotto la spinta degli eventuali incentivi previsti dalla legge di Stabilità. In un lungo report, in cui gli analisti di Piazzetta Cuccia analizzano lo stato di salute del settore, evidenziano la necessità di una razionalizzazione e fanno un vero e proprio check up alle quattro big (A2A, Hera, Acea e Iren), Hera emerge (rating outperform e obiettivo di prezzo a 2,6 euro) in virtù di una solida tabella di marcia in termini di fusioni e acquisizioni (il colosso emiliano ha inglobato la triestino-padovana AcegasAps e l'Amga di Udine) e di una forte esperienza «nella creazione di sinergie e di una struttura finanziaria solida, che permetterà di investire nelle gare per le concessioni gas». Inoltre il maggior socio di Hera, il Comune di Bologna, ha poco meno del 10% dell'azionariato in cui sono presenti oltre 200 azionisti. Una struttura che per gli analisti di Mediobanca, rafforza il ruolo dei manager e dunque favorisce decisioni sul risiko che viceversa, per quanto riguarda Iren e A2A (entrambe giudicate neutral con prezzo obiettivo rispettivamente a 1,1 e 0,84 euro), potrebbero essere frenate dalle divergenze a livello di soci, anche per quanto riguarda una possibile aggregazione tra le due aziende del Nord Italia. Secondo Mediobanca, invece, Acea (outperform con target price a 12 euro) potrà giocare un ruolo importante nel rafforzamento del sistema idrico, altro snodo cruciale del futuro prossimo delle municipalizzate. Hera ieri ha approvato il piano industriale al 2018, con l'obiettivo di portare il margine operativo lordo a 1,02 miliardi di euro (810 milioni nel 2013), i ricavi a 5,8 miliardi (4,7 nel 2013) aumentare l'utile per azione del 5% all'anno ed effettuare investimenti per 2,1 miliardi. Al termine del piano il rapporto tra la posizione finanziaria netta e il margine operativo lordo scenderà da 3,1 a 2,8 volte. Nella strategia del gruppo guidato da Tommasi di Vignano sia la crescita organica che per linee esterne. La crescita di 210 milioni del mol nell'arco del piano, si legge nella nota della società, sarà trainata da «un'importante crescita organica», «dall'atteso successo nelle gare per la distribuzione del gas nei territori di riferimento», dove Hera intende confermare la sua leadership, e da un «allargamento del perimetro societario, attraverso due ulteriori operazioni di integrazione» dopo quella con Amga Udine, esecutiva dal 1 luglio 2014. All'interno del piano Hera prevede di raggiungere 2,3 milioni di clienti nell'energia al 2018 (+15%) e di consolidare la leadership nazionale nella filiera ambiente (con un mol previsto in crescita dai 239,3 milioni del 2013 ai 319,2 del 2018). Gli investimenti saranno destinati per il 70% alla filiera reti mentre oltre 200 milioni saranno dedicati alle gare gas. «Il Piano industriale al 2018 conferma le strategie perseguite finora e si basa sulle nostre competenze distintive per conseguire maggiori efficienze e continuare ad estrarre sinergie dalle aziende integrate», ha commentato il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, confermando «una politica di dividendi in linea con gli ultimi 4 anni» e indicando nella «crescita esterna» e nelle «efficienze e sinergie» i cardini del nuovo piano.pcf